Bari, la Procura chiede 8 anni e 9 mesi per l'ex giudice De Benedictis, 8 per l'avvocato: «Mazzette in cambio di provvedimenti favorevoli»

L'ex giudice De Benedictis
L'ex giudice De Benedictis
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Martedì 22 Febbraio 2022, 14:00 - Ultimo aggiornamento: 16:47

Mazzette per accogliere le richieste di attenuare le misure cautelari emesse a carico di appartenenti alla mafia del Nord della Puglia, chiesti 8 anni e nove mesi di reclusione per l'ex giudice del Tribunale di Bari, Giuseppe De Benedictis, 59 anni. Otto anni, 5 mesi e 23 giorni per l'avvocato Giancarlo Chiariello, 71 anni, anche lui di Bari. Le richieste per loro e per altri 7 imputati sono state avanzate dai pubblici ministeri della Procura di Lecce, Roberta Licci ed Alessandro Prontera, al giudice per le indagini preliminari Laura Liguori, titolare del processo con il rito abbreviato. Quattro anni sono stati invocati per gli avvocati Alberto Chiariello ed  Marianna Casadibari, 30 e 45 anni, di Bari; 8 anni, 9 mesi e 10 giorni per il carabiniere Nicola Soriano, 58 anni, di Bari; 3 anni ed 8 mesi per il collaboratore di giustizia Danilo Della Malva, 35 anni, di San Giovanni Rotondo, e per Roberto Dello Russo, 41 anni, di Terlizzi; 4 anni ed 8 mesi per Antonio Ippedico, 49 anni, di Foggia; infine l'assoluzione per Pio Giaquitto, 42 anni, di Foggia. Inoltre i rappresentanti dell'accusa hanno chiesto al giudice di confiscare 62.500 euro a De Benedictis e un milione 115mila euro all'avvocato Giancarlo Chariello.

Le accuse

Corruzione in atti giudiziari, con l’aggravante dell’agevolazione delle associazioni mafiose, l'ipotesi di reato dell'inchiesta del blitz del 24 aprile dell'anno scorso con gli arresti dell'ex giudice e dell'avvocato Giancarlo Chiariello. Quattro gli episodi contestati di corruzione in atti giudiziari, uno di rivelazione del segreto di ufficio. E si riferisce, quest’ultimo, alle notizie che il carabiniere Soriano avrebbe svelato al giudice De Benedictis sui collaboratori di giustizia che stavano parlando di provvedimenti favorevoli ai clienti dell’avvocato Giancarlo Chiariello. Anche grazie al contributo di Marianna Casadibari, perché manteneva i contatti - dicono questo le carte dell’inchiesta - fra giudice ed avvocato.


Quanto alle corruzioni in atti giudiziari, il primo episodio riguarda Danilo Della Malva: l’11 marzo dell’anno scorso ottenne la revoca degli arresti in carcere per passare ai domiciliari nel comune di Vasto Marina (in provincia di Chieti) con braccialetto elettronico. Provvedimento ottenuto attraverso il versamento di 30mila euro dall’avvocato Chiariello al giudice, anche attraverso Matteo della Malva (zio dell’indagato) e di Valeria Gala.

Agevolazione del clan

Contestata l’aggravante di avere agevolato il clan mafioso di Vieste a cui apparterebbe Danilo della Malva.
Il secondo episodio riguarda Roberto Russo: il 24 giugno dell’anno scorso passò dal carcere alla comunità Airone di Trepuzzi. Questa attenuazione della misura cautelare avrebbe fatto ottenere al giudice prima 15mila e poi 18mila euro. Ed altri 4.000 euro per consentire all’indagato di essere trasferito nella comunità Spazio Esse di Bari-Loseto. Con l’aggravante di aver favorito l’associazione mafioso-camorristica di Bitonto.
E ancora. Pio Gianquitto il 16 novembre 2020 lasciò il carcere ed ottenne l’obbligo di dimora nella sua Foggia: prezzo della corruzione, 5.000 euro. Con l’aggravante di avere favorito il clan Società Foggiana.
Infine il caso di Antonio Ippedico: il 31 marzo scorso ottenne i domiciliari, 5.500 sarebbero andati per questo al giudice De Benedictis. Anche lui della Società Foggiana.


Questo il fronte dell’accusa. La difesa è rappresentata dagli avvocati Vittorio manes, Luigi Covella, Gianfranco Schirone, Saverio Ingraffia, Raffaele Quarta, Andrea Sambati, Filiberto Palumbo, Rosita Petrelli, Marina Zanivan, Ada Rosito, Achille Stanziale, Francesco Santangelo, Salvatore Vescera e Nicola Cavalluzzi.

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