Banco di Napoli, recupero terminato: in anteprima le immagini degli interni

Domenica 8 Dicembre 2019 di Francesca SOZZO
Banco di Napoli

C’è ancora l’anima della banca nel neonato Banco di Napoli che porta la firma di René De Picciotto. Il progetto di recupero dell’immobile, dismesso da decenni, è giunto praticamente alla fine. Un lavoro certosino curato nei minimi particolari dai professionisti, l’architetto Lucia Bianco e l’ingegnere Luciano Ostuni, che hanno seguito il recupero dell’opera curata nei minimi particolari e con un occhio anche ai costi. «Come se fosse casa nostra».

Un punto di forza che si percepisce attraversando i grandi spazi che un tempo ospitavano uffici, casse e caveau. Tutto, in parte, recuperato. «Abbiamo trovato una qualità eccezionale dei materiali - ha commentato Bianco - Anche i caveau della banca erano integri. Abbiamo recuperato alcuni pavimenti, i rivestimenti in marmo, le casseforti, le porte con le quali abbiamo costruito degli armadi» che oggi trovano spazio nelle camere. E poi le grate esterne in ottone, i lampadari alcuni dei quali fanno ancora bella mostra di se nelle sale del palazzo. «É un involucro che guarda alle esigenze della città e guarda al mondo», le fa eco Ostuni. 

La ricerca dei materiali e la presenza di aziende leader nel settore, made in Italy, conferiscono all’immobile un aspetto innovativo che supera l’architettura salentina ma realizzato interamente da maestranze locali per «espressa volontà del committente», spiega Bianco. E così dalle mani di 100 maestranze, dieci imprese locali, spacchettate per categoria, in «un anno è stato compiuto un miracolo». 

Il progetto è faraonico, voluto fortemente dall’imprenditore svizzero, ormai leccese d’adozione dopo l’acquisto del 15% della società sportiva del Lecce Calcio: un’operazione da 2 milioni e mezzo di euro per il solo acquisto dell’immobile (la parte giuridica è stata seguita dall’avvocato Saverio Sticchi Damiani) e che supera il totale di 5 milioni di euro. Ma quale sarà la nuova vita del palazzo della Banco di Napoli? Un “contenitore” moderno e innovativo che vede al piano rialzato una food court - area ristoro e un lounge bar - che nasce dall’unione dalle vecchie casse dei bancari. 

Al primo e al secondo piano invece sono stati realizzati degli appartamenti di lusso - sei al primo piano e sette al secondo - con kitchen corner e bagni ricercatissimi, destinati a soggiorni non troppo lunghi. Realizzati con materiali di alta qualità e ricercatezza nello stile, per gli appartamenti i professionisti hanno scelto colori tenui per pareti all’avanguardia realizzati con il sistema «Siniat 2 - spiega l’architetto Bianco - a quattro spessori con coibentazione interna». I pavimenti sono in parquet lavorati ad acqua». «Durante i lavori, abbattendo i controsoffitti - spiega Luciano Ostuni - sono venute fuori delle voltine che abbiamo recuperato e in parte ricostruito» perché interessavano sale più ampie. 

Al piano interrato invece sarà sistemata la sala fitness, dove un tempo sorgevano i vani servizio. A Technogym, leader nel settore del wellness, il compito di studiare «e progettare uno spazio con delle macchine immaginate ad hoc per creare dei veri e propri circuiti del fitness» racconta Bianco, mentre gli spogliatoi sono stati realizzati all’interno degli antichi caveau. All’ultimo piano dell’immobile invece sarà realizzato un giardino pensile, aperto al pubblico da cui sarà possibile ammirare il centro storico della città. 

«Questo - ha spiegato Bianco - è un progetto aperto al mondo» e che il 21 verrà presentato alla città con un evento che dal duplice obiettivo: «Gettare un ponte tra l’iter realizzativo e dialoga con le esigenze della città, città “martellata” per un anno. Noi avremmo dovuto consegnare il cantiere il 30 di novembre, poi successivamente far partire la parte decorativa e di completamento ultimo. Siamo in anticipo, perché noi in realtà il 30 dicembre consegniamo il cantiere anche con i decori che sono in fase di completamento»

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