Lequile, bancario ucciso davanti alla moglie: fatali due colpi, al torace e all'addome. Ecco come è morto Giovanni Caramuscio. L'inchiesta

Mercoledì 21 Luglio 2021 di Erasmo MARINAZZO

Un colpo al torace e uno all’addome. Un proiettile è stato trovato nel corpo della vittima. Una fonte di prova preziosa: servirà a compararlo con la pistola intanto sequestrata all’uomo accusato di avere premuto il grilletto. Un colpo che ha perforato cuore e polmoni. Il colpo che ha ammazzato il bancario in pensione Giovanni Caramuscio, 69 anni, di Monteroni, mentre venerdì sera della scorsa settimana stava prelevando a Lequile denaro dallo sportello bancomat del Banco di Napoli di via San Pietro in Lama. Un colpo fatale che non gli ha impedito di trovare la forza di inseguire per qualche metro i due malviventi che l’inchiesta della Procura di Lecce e dei carabinieri indica in Paulin Mecaj ed Andrea Capone, 31 e 28 anni, di Lequile, finiti in carcere con i decreti di fermo del pubblico ministero Alberto Santacatterina. Mecaj che avrebbe premuto il grilletto di una pistola Beretta calibro 9 con la matricola cancellata, Capone complice della rapina e nel concorso in omicidio volontario, dice l’accusa.

 

La sicurezza e lo choc


Un episodio che ha scosso le fondamenta della percezione della sicurezza della popolazione salentina ma che ha trovato la risposta immediata con le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo e della Compagnia che in meno di 24 ore hanno fatto finire in carcere Mecaj lunedì mattina anche Capone. Le attività investigative più urgenti sono state tutte svolte, oggi sarà il giorno del dolore: questa mattina alle 10.30 si svolgeranno i funerali di Caramuscio nella parrocchia Ausiliatrice di Monteroni.
Ieri intanto il medico legale Alberto Tortorella ha svolto l’autopsia constatando che i colpi di pistola sono stati sì due, ma uno ha raggiunto anche l’addome. Fatale quello al torace. Un omicidio consumato per rapinare poche decine di euro e sul quale gli inquirenti continuano a cercare nuovi indizi, forti anche della convalida dei fermi disposta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Laura Liguori: sempre nella giornata di ieri è stato conferito l’incarico al consulente informatico Maurizio Ingrosso (il legale della famiglia Caramuscio, l’avvocato Stefano Pati, ha nominato Antonio Politi) di estrapolare i dati dei due telefoni cellulari sequestrati a Mecaj, da quello di Capone e da quello della sua fidanzata che ha utilizzato da venerdì sera quando non ha fatto più rientro a casa. Un accertamento indispensabile per chiarire anche il contenuto dei messaggi scambiati dai due indagati poche ore prima della tragedia. I primi accertamenti tecnici dicono di almeno tre telefonate, una nel pomeriggio di venerdì.

 

Gli accertamenti


A breve la Procura disporrà anche accertamenti tecnici sulla pistola trovata nascosta in una pianta della casa di Mecaj, come anche sull’abbigliamento infilato in una busta bianca e gettato dallo stesso nel pozzo vicino alla banca. Nel primo caso per cercare compatibilità con il proiettile prelevato ieri dal corpo del bancario nel corso dell’autopsia, nel secondo caso per cercare tracce biologiche degli indagati come anche di polvere da sparo.
Le difese intanto stanno valutando se ricorrere al tribunale del Riesame per chiedere l’annullamento delle misure. Lo decideranno a breve gli avvocati Luigi e Roberto Rella per Mecaj, Cristina Brindisino e Raffaele De Carlo per Capone.

 

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Ultimo aggiornamento: 22 Luglio, 14:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA