Avvocati, pressing sulle dimissioni degli ineleggibili: tre ipotesi al vaglio

Giovedì 20 Giugno 2019 di Erasmo MARINAZZO
Si riapre lo scontro nel foro salentino. Il dispositivo della sentenza della Corte costituzionale che l'altro ieri pomeriggio ha sancito la legittimità del divieto del terzo mandato consecutivo sancito da due leggi e dalle sezioni unite civili della Corte di Cassazione, ha avuto l'effetto immediato di scatenare il pressing sulla maggioranza eletta l'8 ed il 9 maggio al Consiglio dell'ordine degli avvocati di Lecce. E c'è chi auspica le dimissioni, per decadenza, dei sei consiglieri che hanno svolto già due mandati: la presidente Roberta Altavilla, il segretario Vincenzo Caprioli, la tesoriera Luigia Fiorenza, oltre all'ex presidente Raffaele Fatano, Laura Bruno a Simona Bortone.
È una delle ipotesi che stanno valutando i diretti interessati, anche se nella giornata di ieri la presidente Altavilla ha ribadito di non avere alcuna intenzione, per ora, di lasciare: «Intendo difendermi davanti al Consiglio nazionale forense. Se mi dimettessi, non sarei più legittimata».

Lasciare decidere al Cnf è l'altra ipotesi al vaglio in queste ore. Ultima ratio, le dimissioni di tutti i 12 consiglieri componenti la maggioranza della presidente Altavilla: una scelta drastica che avrebbe come conseguenza il commissariamento fino al ritorno alle urne.
La decisione potrebbe arrivare entro la fine del mese e dopo dell'assemblea ordinaria degli iscritti convocata per il 28 giugno per l'approvazione del bilancio consuntivo del 2018 e del bilancio preventivo del 2019: ore 11, nell'aula magna Vittorio Aymone dove potrebbe consumarsi anche il confronto pubblico sulla recente sentenza della Corte costituzionale.
Dunque, le prospettive per venire a capo del problema di quale continuità, e serenità, dare al foro salentino sono al momento almeno tre. La prima, le dimissioni dei sei consiglieri che la Consulta ha dichiarato incandidabili. Cosa accadrebbe?

Lo spiega l'articolo 16 della legge del 12 luglio 2017 Sostituzione degli eletti: In caso di morte, rinunzia, dimissioni, decadenza, impedimento permanente per qualsiasi causa di uno o più consiglieri, subentra il primo dei non eletti. In caso di parità di voti, subentra il più anziano per iscrizione all'albo e, tra coloro che abbiano uguale anzianità di iscrizione, il maggiore di età. Il consiglio, preso atto, provvede all'integrazione improrogabilmente, nei trenta giorni successivi al verificarsi dell'evento. Si avrebbe, dunque, lo scorrimento della graduatoria a partire dal primo dei non eletti. Ci sono Arcangelo Corvaglia, Silvio Verri, Tommaso Stefanizzo e Luigi Piccinni, per la corrente facente capo ad Antonio De Mauro (il più suffragato con 1.654 voti), nonché Giovanni Bellisario e Luciano Ancora per la corrente della presidente Altavilla. Il che, se si dovesse concretizzare, capovolgere gli equilibri: 13 consiglieri per De Mauro ed otto della corrente Altavilla.

Seconda ipotesi. Attendere l'esito dell'udienza che il Cnf dovrà fissare per i ricorsi presentati dai sette avvocati rimasti esclusi dalla rosa dei ventuno che sono stati nominati consiglieri dell'Ordine: Gian Gaetano Caiaffa, Gabriele Ciardo, Salvatore Donadei, Angelo Quarta Rizzato e Maria Scardia (difesi dallo stesso Caiaffa), ed Arcangelo Corvaglia con Tommaso Stefanizzo (rappresentati dagli avvocati Luigi Corvaglia e Nicola Stefanizzo). Alla luce dell'orientamento di poche ore fa della Corte costituzionale, che si è pronunciata sulla questione di legittimità sollevata dal Cnf valutando i ricorsi arrivati dai fori di La Spezia e Savona, dovrebbe risolversi tutto in una semplice ratifica. Va comunque ricordato che i ricorsi pendenti sono numerosi e riguardano tutti i consiglieri in carica con due mandati già alle spalle e che per questo i tempi potrebbero dilatarsi.

Terza ipotesi: le dimissioni dei 12 consiglieri componenti l'attuale maggioranza. Con il ritorno al voto. Lo hanno auspicato la sezione di Lecce dell'Aiga (Associazione italiana giovani avvocati) ed anche Avvocatura di base (avvocati Marco Elia, Massimo Zecca e Salvatore De Mitri): «La Corte costituzionale si è pronunciata. Si auspicano le dimissioni non solo degli ineleggibili, ma anche di coloro i quali hanno sposato e condiviso la scelta dei medesimi», il sollecito dell'avvocato De Mitri. «Nuove elezioni nel foro di Lecce sono doverose. Questa situazione è da addebitarsi non soltanto ai plurimandatari, ma anche e soprattutto alla maggioranza dell'elettorato attivo, il maggiormente colpevole». © RIPRODUZIONE RISERVATA