Anche agli arresti domiciliari si può lavorare. Il giudice «Sì allo smart working»

Il tribunale di Napoli
Il tribunale di Napoli
di Roberta GRASSI
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Sabato 18 Giugno 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 12:02

Ha ottenuto dal gip l’autorizzazione a lavorare a Novoli, agli arresti domiciliari, ma in smart working, Giuseppe D’Elia, uno dei due salentini coinvolti nell’operazione della Dda di Napoli su presunti tentativi di espansione della camorra in Puglia. D’Elia, difeso dall’avvocato Gabriele Valentini, aveva formulato ricorso al Riesame ottenendo l’esclusione, dal novero delle accuse, dell’aggravante di aver favorito un’associazione mafiosa. 

Depositate le motivazioni del Riesame

Sono state intanto depositate ieri mattina le motivazioni del rigetto, sempre da parte del Riesame, della richiesta di revoca della misura formulata per l’ex assessore all’Ambiente e consigliere comunale Andrea Guido che pure, è ai domiciliari. A lui, che risponde di corruzione, è stata confermata l’aggravante della finalità mafiosa. Da ieri, quindi, decorrono i termini perché la difesa possa presentare ricorso per Cassazione. Lo faranno, gli avvocati Ivan Feola e Andrea Sambati. 
Guido è sottoposto a custodia cautelare dallo scorso aprile. Ha invece ottenuto la libertà, Pasquale Finocchio, ex vicepresidente del consiglio comunale di Bari, per cui l’ordinanza che ne aveva disposto l’arresto è stata annullata. 
Stanno intanto giungendo a conclusione le indagini difensive nell’interesse di Guido, per tornare a chiedere, nel merito, la scarcerazione al giudice per le indagini preliminari di Napoli. 

Le accuse

D’Elia, di Novoli, è accusato di essere stato l’intermediario tra i presunti emissari del clan Moccia di Afragola, su cui si sono concentrate le indagini, e i politici locali per agevolare, attraverso la società Soloil, il tentativo di espansione della Camorra in Puglia. E gli interessi nell’ambito dei piccoli appalti comunali per la raccolta degli oli esausti. È dipendente di un’azienda privata. 
Guido è accusato di concorso in corruzione aggravata dalla finalità mafiosa. Gli viene contestato di aver intascato denaro per 2.500 euro, in cambio della promessa di favori per la Soloil. Durante l’interrogatorio di garanzia aveva specificato di non aver mai percepito un solo cent, versione confermata anche dall’altro salentino arrestato.

Le difese

Le difese, in sede di Riesame, avevano anche rilevato l’inesistenza di intercettazioni che riguardassero direttamente l’ex assessore all’Ambiente e avevano anche sottolineato che nel filmato dei carabinieri del Ros, che avevano registrato un incontro fra Guido e i rappresentanti della Soloil, non emergeva nessun passaggio di contanti, denaro di cui altre persone parlano nelle conversazioni captate. Finocchio è accusato invece di traffico di influenze illecite. Al centro delle indagini come si diceva l’espansione in Puglia, nel 2017, del braccio economico del clan, ossia l’azienda dell’imprenditore Francesco Di Sarno, ritenuto uomo di fiducia di Antonio Moccia. I tre pugliesi furono arrestati il 20 aprile scorso insieme a un’altra cinquantina di persone, nell’ambito di un procedimento della Dda di Napoli riguardante proprio il clan di Afragola.

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