Armi, cocaina ed estorsioni: 9 arresti e 5 indagati. Per le donne un ruolo apicale nel clan /Nomi e foto

Lunedì 6 Luglio 2020
Nove persone sono state arrestate tra Tuglie, Matino e Parabita dai carabinieri di Gallipoli nell'ambito dell'indagine "Le Veneri", della Direzione distrettuale antimafia, che ha disarticolato un'organizzazione ritenuta riconducibile alla Sacra Corona Unita. I reati contestati sono, a vario titolo, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione e spaccio di droga ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. 

L’indagine, durata circa un anno, è stata condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Gallipoli, guidati dal capitano Francesco Battaglia ed ha consentito di disarticolare un’associazione per delinquere, strutturata secondo uno schema verticistico, composta da soggetti facenti parte della Scu.

In carcere sono finiti Giorgio Pio Bove di Parabita, 34 anni; Salvatore Martello De Maria, di Tuglie, 47 anni; Antonio Manco, 32enne di Parabita; Giorgio Bove, 25 anni, di Matino; Cosimo Francone, 51 anni di Tuglie; Metello Durante, 40 anni di Tuglie. Ai domiciliari, invece, vanno Addolorata Donadei, 31 anni, moglie di Giorgio Pio Bove, di Parabita; Valeria Manco, 29 anni, di Tuglie, sorella di Antonio e Michel Perdicchia, di Matino, 30 anni. Irreperibile il decimo destinatario dell'ordinanza di arresto: Rosario Casarano, 43 anni, di Matino, che si trova in Germania. Ci sono anche cinque indagati a piede libero. 



L'operazione prende il nome da una zona tra Parabita e Tuglie dove furono trovati i reperti archeologici. Sequestrati hashish, cocaina, armi e relativo munizionamento. Il gruppo finito nella rete dei carabinieri è ritenuto legato al clan Giannelli di Parabita, che conta affiliati anche fra Tuglie e Matino, e il clan Politi di Monteroni, tradizionalmente alleato con i clan di quella zona.

Gli affari erano legati allo spaccio di droga: gli acquisti venivano fatti a Monteroni, le vendite nel circondario di Gallipoli. Il giro d'affari stratosferico: si calcola che il gruppo criminale acquistasse circa 100 grammi di cocaina purissima ogni 7/10 giorni. La sostanza, tagliata, era suddivisa in circa 600 dosi, vendute sul mercato a 60 euro, per un totale di 36mila euro ogni dieci giorni, centomila euro al mese.

Nel corso della conferenza stampa di questa mattina, il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Paolo Dembech ha sottolineato, ancora una volta, il «ruolo determinante delle donne», che hanno raccolto l'eredità dei capi clan nel momento in cui questi si trovavano in carcere e che hanno svolto e svolgono un ruolo di "cerniera" gestendo le comunicazioni tra chi è "dentro" e chi è fuori e sostituendo i congiunti negli affari legati all'approvvigionamento e allo spaccio.  Ultimo aggiornamento: 7 Luglio, 08:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA