«Appena torno nel Salento ti sfregio e ti uccido», salentino residente in Svizzera arrestato per stalking

«Appena torno nel Salento ti sfregio e ti uccido», salentino residente in Svizzera arrestato per stalking
di Erasmo MARINAZZO
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Giovedì 16 Giugno 2022, 08:40 - Ultimo aggiornamento: 17 Giugno, 14:01

«Appena torno nel Salento ti sfregio e ti uccido», salentino residente in Svizzera arrestato per stalking.
Giovane, bellissima, ha rifiutato la richiesta di amicizia su Facebook arrivata da un salentino residente da diversi anni in Svizzera che per questo l'avrebbe minacciata di ammazzarla, di sfregiarla con l'acido e di violentarla: «Questa estate appena arrivo a Lecce mi danno il tuo indirizzo, preparati, puoi bloccarmi quando c...vuoi...per me non ti puoi nascondere. Ti ucciderò lentamente». Queste ad altre minacce veicolate attraverso i social Facebook ed Instagram costate il carcere ad Antonio D'Autilia, 36 anni, di Castrignano dei Greci, residente a Zurigo.

Arrestato e trasferito a Milano


Lo hanno arrestato i poliziotti svizzeri ed è stato trasferito nei giorni scorsi a Milano nel carcere di San Vittore, dopo che l'autorità giudiziaria elvetica ha concesso l'estrazione. Questa mattina D'Autilia sarà interrogato in videoconferenza dalla giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Simona Panzera, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Luigi Mastroniani presentata nel corso delle indagini condotte con i carabinieri della stazione di Monteroni.

Carcere sì, per tutelare l'incolumità della ragazza, del suo fidanzato anche per la frase «vi seppellisco vivi», della sorella, di una cugina e di tre amiche. Tutte contattate e sistematicamente minacciate, sostiene l'accusa di atti persecutori aggravati, anche attraverso video e foto con immagini macabre e violente.


Un uomo che ne avrebbe fatto un chiodo fisso il prendersi la vita di questa ragazza e di privarla della libertà di scegliere con chi avere relazioni sui social e nella vita reale. Bannato più volte, anche con profili diversi da quello con il suo vero nome, piuttosto che rinunciare si sarebbe accanito ulteriormente. I rifiuti sarebbero diventati una sfida. E lo avrebbero incattivito ulteriormente: «Più dispetti fai, più ospedale ti aspetta, tu e quel...(usa un'offesa sessista, ndr) che ti sta accanto...per mancanza di rispetto ti prendi un paio di sberle...(altro insulto, stavolta rivolto alla ragazza, ndr). È stato un piacere giocare con te...ah quante sberle ti aspettano. Non ti preoccupare non sei la prima che perde contro di me». Poi le minacce di morte: «...due sberle sono meglio che stare sotto terra, credimi. La p...di tua sorella si farà un paio di mesi in ospedale...questo succede quando giochi con le persone sbagliate. Dovevo stare in carcere o sotto terra». In carcere dove sarò interrogato assistito dall'avvocatessa Rossella D'Onofrio.
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