Nel cuore del Parco, il rifugio delle api “sovraniste”: sì del Comune al progetto in difesa dell'insetto, re della biodiversità

Venerdì 19 Giugno 2020 di Paola ANCORA
Se dovessimo valutarle secondo i parametri del capitalismo moderno, dovremmo certamente dire che la loro attività rientra fra quelle essenziali che non è possibile interrompere, in nessun caso. Perché senza le api, non esisterebbero fiori e frutti, la biodiversità del mondo si prosciugherebbe rapidamente e, con essa, anche la varietà e la quantità di cibo a nostra disposizione. Difenderle, dalla lavatrice del consumismo e dell'industrializzazione diffusa, è dovere di chiunque tenga all'ecosistema terrestre. Ed è con questo spirito che nascerà, nel Parco regionale di Rauccio, un apiario, un vero e proprio rifugio nel cuore dell'oasi naturale di Lecce, a due passi dal mare. 

Il Comune, d'intesa con l'Ufficio Parco diretto da Maurizio Guido (dirigente del Comune, ndr), ha infatti approvato e fatto proprio il progetto proposto lo scorso gennaio dall'Associazione Apis Apicoltori Pugliesi per la realizzazione di un parco apistico a Rauccio, con l'obiettivo dichiarato di «avviare un azione informativa sull’importanza e sulla funzione delle api e dell’apicoltura, la produzione del miele e la conoscenza delle piante autoctone presenti nel Parco; di mettere a disposizione delle scuole e di gruppi organizzati visite guidate nel parco con la possibilità di avvicinarsi al mondo dell’apicoltura e degli insetti impollinatori; di organizzare corsi didattici di avvicinamento all’apicoltura per ragazzi e adulti; di tutelare e favorire la presenza sul territorio dell’Apis mellifera ligustica», cioè quella autoctona, italiana. L'ape sovranista, insomma - come si vedrà in seguito -, a voler mutuare e prestare alla natura il linguaggio proprio della politica. 

L'assessorato alla Pianificazione del territorio, retto da Rita Miglietta, ha individuato insieme all'ufficio Parco l'area da destinare al progetto: una superficie di circa 2500 metri quadrati nell'area cosiddetta pre-Parco, e ora sarà fatta «un’indagine conoscitiva attraverso un avviso di manifestazione di interesse, al fine di individuare soggetti interessati a sviluppare un progetto di “parco apistico” a Rauccio». Un'indagine esplorativa, insomma, non ancora una gara vera e propria, «finalizzata all'individuazione di operatori da invitare alla successiva procedura negoziata». Gli uffici hanno predisposto una scheda tecnica nella quale sono riportati i requisiti e le caratteristiche costruttive minime del parco apiario che i futuri candidati a gestire le arnie dovranno prendere in considerazione in occasione della presentazione della propria candidatura. La scheda sarà la base sulla quale, successivamente, i partecipanti al bando dovranno costruire e proporre un loro progetto. 




L'apiario dovrà essere costituito da un massimo di venti arnie e dovrà essere composto «esclusivamente da api di razza italiana (Apis Mellifera Ligustica, autoctona)». Dovrà essere realizzato con materiali naturali eco-compatibili e strutture facilmente rimovibili. Chi si aggiudicherà la realizzazione e gestione di questa oasi per operaie e regine della campagna, dovrà occuparsene per cinque anni e consegnare gratis all'ente Parco il 10% della produzione di miele, invasettato ed etichettato con la dicitura “Parco Naturale Regionale Bosco e Paludi di Rauccio”. Dovrà anche organizzare e offrire gratuitamente ogni anno almeno tre iniziative gratuite da svolgere a Rauccio o in un altro luogo del territorio comunale, da affiancare a un calendario di eventi a pagamenti che si potranno realizzare. 

«Realizzare un Parco Apistico a Rauccio ha l’obiettivo di incrementarne la biodiversità, di dotarlo di nuove attività che arricchiscano la sua offerta, promuovendone la conoscenza e la fruizione, di produrre il miele del Parco, di avvicinare sempre di più alla natura le scuole, la cittadinanza e i turisti. E’ un progetto sperimentale - dice a Quotidiano, l'assessore Miglietta - che si pone l’obiettivo di contribuire seppur con piccole mosse a invertire la rotta del consumo scellerato delle risorse naturali, a promuovere produzioni locali ecologiche e di comunità, a creare azioni sostenibili che possano rafforzare sempre di più il capitale naturale della città che non è un “luogo” imbalsamato ma è produttore di nuovi valori».

Del resto, l'ape - seguita dai biologi del mondo, difesa dagli ambientalisti e amata dai contadini - è stata anche ispirazione di scrittori e poeti, come Trilussa che a lei ha dedicato uno dei celebri sonetti: “C’è un’Ape che se posa su un bottone de rosa: lo succhia e se ne va… Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa”. Un apiario nel verde, per esempio.  Ultimo aggiornamento: 18:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA