Antimafia, le grandi manovre per il dopo-Motta: sei i nomi in corsa

Antimafia, le grandi manovre per il dopo-Motta: sei i nomi in corsa
di Alessandro CELLINI
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Sabato 5 Marzo 2016, 10:36 - Ultimo aggiornamento: 13:11

Il passaggio di consegne tutto interno alla Direzione distrettuale antimafia tra il procuratore Cataldo Motta e l’aggiunto Antonio De Donno è solo il primo atto di una rivoluzione che da qui a pochi mesi riguarderà la Procura leccese. In “palio” non c’è solo la poltrona di capo dell’antimafia, bensì anche quella, più importante, di procuratore capo. E sebbene la corsa al vertice degli uffici giudiziari salentini sia partita da tempo, la mossa di Motta ha ricordato a tutti che i tempi sono maturi per un cambio generazionale, non fosse altro perché proprio Motta, a fine anno, dovrà andare in pensione.
La rosa di nomi è ampia, e passa attraverso professionalità ed esperienze diverse.
Il primo che viene in mente è proprio quello di De Donno, che potrebbe seguire le orme di Motta e guidare sia la Dda che la Procura.
 
Ma i tempi potrebbero essere maturi anche per Leonardo Leone de Castris, già sostituto procuratore a Brindisi, magistrato dell’Antimafia di Lecce, poi chiamato in due piazze particolarmente difficili: prima alla guida della Procura di Rossano Calabro, poi di quella di Foggia. A giugno di quest’anno farà tre anni alla guida dell’ufficio capoluogo dauno: questo gli consentirà, eventualmente, di concorrere alla stessa carica anche a Lecce, visto che le norme impongono al candidato di essersi insediato nell’ultimo incarico da almeno tre anni, appunto. Peraltro, de Castris è un magistrato che conosce bene il Salento, lo ha “vissuto” e analizzato fin nei minimi dettagli, soprattutto dal punto di vista criminale, con indagini e processi alla Sacra corona unita.

Altrettanto “esperto” del territorio sarebbe Lino Giorgio Bruno, attualmente procuratore aggiunto a Bari. Già sostituto procuratore antimafia a Lecce, Bruno è anche esperto di antiriciclaggio, e nel corso della sua carriera ha maturato una notevole esperienza nell’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali. Altro nome in lizza è quello di Francesco Mandoi, originario di Galatone, magistrato nelle Procure di Brindisi e Lecce, attualmente procuratore aggiunto presso la Direzione nazionale antimafia. Tra i candidati, fino a qualche mese fa, circolava anche il nome di Antonio Maruccia, che però di recente è diventato procuratore generale. Un po’ più defilati, ma comunque ipoteticamente in lizza per la carica, ci sono anche il procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone, oggi a capo del pool reati ambientali; e Marco Dinapoli, attualmente a capo della Procura di Brindisi, già procuratore aggiunto a Bari con delega all’antimafia. 
Per il momento si tratta solo di nomi che, almeno sulla carta, hanno qualche chance per aspirare al posto di procuratore capo. Ma qualcosa di certo si saprà a partire da giugno, quando presumibilmente il Consiglio superiore della magistratura pubblicherà il bando e comincerà a valutare le richieste. Del resto, la scelta del capo dell’ufficio giudiziario non è una questione che si risolve tra magistrati del distretto o tra quanti da qui sono già passati: possono concorrere alla carica, infatti, tutti i magistrati che rispondono ai requisiti. E l’ultima parola sarà del Csm: si spera in tempi brevi, perché alla fine di quest’anno Cataldo Motta, suo malgrado, dovrà lasciare l’ufficio.

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