Amministratori sotto minaccia: provincia di Lecce quinta in Italia

Amministratori sotto minaccia: provincia di Lecce quinta in Italia
di Valeria Blanco
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Martedì 7 Settembre 2021, 04:45

Amministratori locali sempre più nel mirino in una provincia, quella di Lecce, che nei primi sei mesi del 2021 ha fatto registrare una recrudescenza del fenomeno tale da portarla al quinto posto tra le province italiane più a rischio per chi assume l’onere di guidare la comunità. Un allarme che, come ha recentemente sottolineato il presidente Anci (e sindaco di Bari sotto scorta) Antonio De Caro, «cresce in particolare nei mesi che precedono le Elezioni Amministrative». E allora la guardia resta alta soprattutto in queste settimane, con la campagna elettorale appena partita in alcune piazze, e a un mese esatto dalla prossima chiamata alle urne che porterà i cittadini di 21 Comuni della provincia a eleggere il nuovo sindaco.


I dati del ministero dell’Interno relativi ai primi sei mesi del 2021 non fanno altro che consolidare un trend già evidenziato nel rapporto relativo ai primi tre mesi dell’anno. E se fino a marzo le intimidazioni tra Lecce e provincia erano state 5, oggi i dati parlano di ben 15 episodi più o meno gravi di intimidazioni: quasi il doppio dei 9 episodi registrati nell’analogo periodo dell’anno precedente. Numeri tali da far schizzare la provincia di Lecce al quinto posto per numero di minacce agli amministratori locali, dopo Milano (23 episodi), Torino (21), Napoli (20) e Roma (17). Un record negativo, considerando che nel 2020 la città non era nemmeno in top ten.

I numeri


Dall’analisi dei dati relativi ai primi 6 mesi del 2021, a livello nazionale si evince un aumento del 15,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno 2020: registrati 369 episodi di intimidazione, 49 (il 15,3) in più rispetto ai 320 casi avuti nell’analogo periodo del 2020. Tra le Regioni, quella che ha segnalato il maggior numero di atti intimidatori è stata la Lombardia con 52 eventi criminosi rispetto a 37 dell’anno precedente, seguita da Campania e Sicilia. In Puglia gli atti intimidatori nella prima metà dell’anno sono diminuiti dai 41 del 2020 ai 34 del 2021, ma si tratta ancora di numeri elevatissimi, in grado di mantenere la Regione al quarto posto in un’ideale classifica di demerito.

Le motivazioni


E non bisogna pensare che si tratti sempre e solo di criminalità, perché a livello nazionale il 16,5% delle intimidazioni (61 in termini assoluti) è riconducibile a screzi di natura privata, il 12,4% a tensioni sociali (46), un altro 12,2% per tensioni politiche (45) e ancora il 7,3% (27) alla criminalità comune e a appena lo 0,3% alla criminalità organizzata. Anche se resta poi una bella fetta di 189 episodi (51%) di matrice ignota. C’è da dire che con la pandemia, le difficoltà economiche in cui si sono trovate numerose famiglie hanno inasprito il conflitto, con sindaci, consiglieri e assessori che si sono trovati in prima linea a fare da parafulmini della crescente tensione sociale.

Le cariche più colpite


Tornando al report, i numeri confermano che sono i rappresentanti delle istituzioni più vicini ai cittadini ad essere quelli maggiormente esposti a intimidazioni e minacce: nel primo semestre 2021 189 casi (51,4%) hanno riguardato i primi cittadini, 73 casi (19,7%) i componenti della giunta comunale e altri 65 casi (17,6%) i consiglieri comunali.

Il modus operandi


Il modus operandi più frequente di chi minaccia o intimidisce resta il classico invio di una lettera (con o senza proiettili) a casa o presso l’ufficio della persona presa di mira: si tratta di 79 casi, pari al 21% del totale registrato nel primo semestre 2021. La novità è l’aumento delle intimidazioni che viaggiano sul web, in particolare sui social network con Facebook in testa: si tratta di 74 episodi, pari al 20% del totale, di cui 48 mediante Facebook). Seguono le aggressioni verbali (40 casi, l’11%), le scritte sui muri (36 casi, 10%) e infine l’utilizzo di materiali o liquidi incendiari (15 casi, 4%).

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