Vaccini, Figliuolo alle Regioni: «Prenotazioni anche per i 40enni da lunedì»

Vaccini, Figliuolo alla Regioni: «Prenotazioni anche per i 40enni da lunedì»
Vaccini, Figliuolo alla Regioni: «Prenotazioni anche per i 40enni da lunedì»
di Mauro Evangelisti
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Mercoledì 12 Maggio 2021, 19:08 - Ultimo aggiornamento: 13 Maggio, 13:01

Da lunedì le Regioni potranno vaccinare liberamente anche i quarantenni. Alcune lo avevano già previsto, anche al di fuori delle categorie con cui si era partiti (insegnanti e forze dell’ordine). Ad esempio la Campania aveva organizzato degli open day di AstraZeneca aperti ai giovani, il Lazio sabato e domenica svolgerà delle “serate dei vaccini” (con prenotazione, in 21 centri, saranno somministrate tra le 20 e mezzanotte almeno 20mila dosi, sempre del prodotto anti Covid sviluppato dall’Università di Oxford).

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Però ieri la struttura commissariale guidata generale Francesco Figliuolo, con una circolare inviata alle Regioni ha ufficializzato l’apertura alla nuova maxi classe di età (tra 49 e 40 anni). Si legge nel documento: poiché abbiamo rilevato un buon andamento della campagna vaccinale, «per consentire una migliore programmazione si dà la facoltà alle Regioni di avviare le somministrazione il 17 maggio anche per gli over 40, fino ai nati nel 1981».
Non c’è il rischio di lasciare indietro gli anziani, quelli che sono maggiormente in pericolo in caso di contagio? La struttura commissariale precisa proprio su questo punto molto delicato: «Si raccomanda l’assoluta necessità di continuare a mantenere particolare attenzione per i soggetti fragili, classi di età over sessanta, cittadini che presentano comorbidità, fino a garantirne la massima copertura». Sui sessantenni si sta creando un problema da non sottovalutare. Si tratta di una classe di età per la quale il tasso di ospedalizzazione e letalità è significativo, ma che ha ancora una bassa adesione alla campagna vaccinale. Alcuni numeri: su 10 morti per Covid in Italia, 1 aveva tra i 60 e i 69 anni; in caso di contagio di un sessantenne, il tasso di letalità è del 2,7 per cento, più del quadruplo rispetto ai cinquantenni e tredici volte più alto dei quarantenni. Eppure, ad oggi, appena il 50 per cento ha ricevuto almeno una dose.

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Raccontata in un altro modo: un sessantenne su due non ha protezione, neppure parziale, per Covid-19. Nel giorno in cui l’Italia ha superato quota 25 milioni di somministrazioni (oggi sono 7,8 milioni gli italiani protetti con prima e seconda dose a cui si aggiungono i 193 mila vaccinati con Johnson&Johnson, per il quale è sufficiente una iniezione) restano diverse incertezze. Per AstraZeneca, in alcune Regioni, c’è difficoltà a smaltire le scorte. Aifa (agenzia italiana del farmaco) si è già espressa: è un vaccino che va bene per tutti, ma il rapporto rischi-benefici aumenta con l’età.

Per questo il Ministero della Salute ha chiesto al Comitato tecnico scientifico di pronunciarsi sull’opportunità di eliminare definitivamente il limite degli under 60, abbassandolo quanto meno a 50. Ieri il Cts si è riunito, ne ha parlato, ma attende altri dati. Ci sono due anime differenti: il presidente di Aifa, il professor Giorgio Palù, ritiene che debba essere l’agenzia del farmaco a rivedere la raccomandazione; il professor Franco Locatelli, coordinatore del Cts, è per una iniziativa del Comitato stesso. Alcune Regioni in realtà stanno già somministrando AstraZeneca (su base volontaria) anche ai 40-50enni, ma il pronunciamento del Cts dovrebbe spazzare via ogni incertezza.

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