Da Ustica al caso Moro: il Senato solleva il primo velo sui misteri italiani

Da Ustica al caso Moro: il Senato solleva il primo velo sui misteri italiani
Da Ustica al caso Moro: il Senato solleva il primo velo sui misteri italiani
di Marco Ventura
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Venerdì 3 Luglio 2020, 07:54 - Ultimo aggiornamento: 07:55

Nel calderone dei segreti della Repubblica c'è di tutto, dalla tragedia del Dc-9 Itavia di Ustica del 27 giugno 1980, i cui quarant'anni sono stati appena celebrati con un florilegio di ricostruzioni e presunte rivelazioni su ipotesi missilistiche e sospetti di bomba a bordo, fino al caso Moro, dalle stragi terroristiche al disastro del Vajont del 1963, passando per inchieste parlamentari su Anonima Banchieri, Armi, Aima e Federconsorzi. Tutti capitoli di un libro incompiuto, di un'infinità di pagine depositate nelle sedi giudiziarie, in quelle dei Servizi e negli armadi delle Commissioni che in Parlamento sono state insediate, hanno lavorato e si sono ufficialmente chiuse, quasi sempre senza una verità definita o definitiva. Un contributo alla trasparenza l'ha dato ieri il Consiglio di presidenza del Senato, che ha desecretato con parere unanime gli atti fino al 30 giugno 2001 relativi alle Commissioni parlamentari d'inchiesta presiedute da un senatore.

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I FATTI
«Oggi è il giorno della verità storica e della trasparenza», è il commento a caldo del Presidente del Senato, Elisabetta Casellati. «Sono molto soddisfatta. È il coronamento d'una mia battaglia personale. Ho fortemente voluto questo risultato. La memoria delle vittime e il dolore dei familiari hanno diritto alla piena chiarezza su fatti che hanno segnato tragicamente la storia di tutto il Paese». Il segreto che è stato tolto è, per la verità, soltanto quello funzionale.

Resta il cancellino strisciato sui documenti dal segreto di Stato, che è prerogativa del governo. Ma intanto l'idea che almeno il Senato abbia fatto la sua parte, fa sperare in qualche spezzone di verità che su fatti così diversi riesca pian piano a emergere fra le pieghe di tutte le carte prodotte da inchieste e audizioni che non potevano essere divulgate.

Come Ustica, che lunghe e costosissime indagini di tanti magistrati non sono riuscite a illuminare né definire con sentenze univoche (nel civile e nel penale, le verità adombrate sono radicalmente divergenti). E Maurizio Gasparri, che plaude alla decisione del Senato (di cui fa parte), ricorda per esempio che c'è ancora «un'omertà di Stato che va sconfitta», e cita carte del 1979-80 che insieme «al collega Carlo Giovanardi ho potuto consultare nel 2016 in quanto tutti e due membri della Commissione d'inchiesta sulla morte di Aldo Moro».

CARTE
Documenti sul «carteggio tra il nostro governo e la nostra Ambasciata a Beirut dopo il sequestro a Ortona di missili terra-aria ai palestinesi, e sulla reazione delle frange di estremisti spalleggiate dalla Libia». Non basta, sostiene Gasparri, togliere il segreto funzionale se poi resiste quello di Stato su incartamenti conservati in sedi non parlamentari. E per Massimo Teodori, radicale che ha partecipato a tante Commissioni d'inchiesta, «ci sono ormai libri su libri, scritti dagli stessi consulenti delle Commissioni, che sfruttano quei documenti e fanno sì che gran parte dei misteri d'Italia siano dei non misteri. Inoltre, c'è spesso molto di più negli atti giudiziari, comprese le istruttorie e le sentenze, che non nei documenti delle Commissioni che si riducevano spesso a teatrini politici». Una volta firmato il provvedimento dal presidente Casellati, le carte non più segrete saranno consultabili, Covid permettendo, probabilmente da metà luglio.
 
 
 

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