Dpcm Natale e spostamenti. Miozzo, capo del Cts: «Serve la denuncia penale contro chi aggira i divieti»

Miozzo, capo del Cts: «Serve la denuncia penale contro chi aggira i divieti»
Miozzo, capo del Cts: «Serve la denuncia penale contro chi aggira i divieti»
di Francesco Malfetano
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Domenica 6 Dicembre 2020, 00:28 - Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre, 15:11

«Il meccanismo emulativo che può ricrearsi prima e dopo le feste rischia di avere conseguenze drammatiche. Il “perché io non devo farlo se qualcuno lo fa” oggi può portare ad assumere atteggiamenti davvero pericolosi». A preoccupare il coordinatore del Cts Agostino Miozzo, ora, con «numeri più contenuti» e il Natale alle porte, «sono i furbetti» che proveranno ad aggirare le restrizioni. «Possono invalidare i sacrifici di tutti» spiega, «per questo sarebbe opportuno rafforzare controlli e attuare rigidamente diritto e pene».

Dottor Miozzo, siamo in attesa che le Faq del governo chiariscano ogni aspetto del Dpcm. Non c’è però il rischio che tra precisazioni e casi specifici si arrivi ad un eccesso di lassismo?
«Il rischio che un’eccezione diventi una sorta di via libera esiste sempre, soprattutto in Italia dove tendiamo a non avere lo stesso rispetto delle indicazioni del governo che hanno in Nord Europa o nei Paesi orientali. I popoli mediterranei sono più indisciplinati, non lo scopriamo ora, anche se nel periodo del primo lockdown abbiamo stupito tutti».

Anche il Cts ha proposto delle deroghe però.
«Vero, abbiamo chiesto che le regole per gli spostamenti nei piccoli comuni fossero diverse. Imporre l’impossibilità di uscire dal territorio comunale in un paesino di mille o 4mila abitanti, ed in Italia ce ne sono tanti, è completamente diverso rispetto a farlo a Roma. Chi vive nella grande città, in questo periodo così assurdo, vive dei benefici che chi abita in un piccolo comune invece non ha. Detto questo ci rendiamo anche conto che le deroghe una volta che le fai diventano difficili da governare e da gestire».

Meglio evitarle quindi.
«Non credo sia solo quello. Gran parte della popolazione italiana le raccomandazioni le sta rispettando. Poi ci sono i soliti furbetti che alterano l’equilibrio tra ordine e raccomandazione, sono quelli che navigano negli spazi lasciati dalle migliori intenzioni del governo. Per questo a preoccupare è il meccanismo emulativo. Servono controlli rigidi e segnali importanti».

Di che tipo?
«Se si ferma un soggetto e questo produce un’autocertificazione che ad una verifica risulta falsa, non puoi dargli solo la multa di 300 euro. Devi perseguirlo effettivamente con una denuncia per falso in atto pubblico. Per estremizzare bisogna portarlo di fronte ad un giudice penale, così non c’è il rischio si prendano sotto gamba le misure. Non può passare il messaggio che si tratta di una sorta multa per divieto di sosta, va a finire che qualcuno che dica “chi se ne frega” lo trovi sempre». 


Anche perché prima del 21 dicembre l’esodo appare inevitabile.
«È assolutamente un rischio, uno o due giorni prima del 21 e poi al ritorno si vedranno belle scene. D’altronde lo stesso Dpcm dice giustamente che puoi rientrare al tuo indirizzo di residenza. Ma questa era una necessità dettata dal bisogno di far convivere un punto di vista epidemiologico con quello sociale e quello economico». 


A riempirsi di “nuovi arrivati” saranno le Regioni meridionali che però hanno più difficoltà a livello sanitario.
«Certo, sono le regioni dell’emigrazione per il lavoro, di gente che è costretta a vivere lontano da genitori e parenti perché non ha alternative e, quindi, se vede che qualcuno non tiene conto delle restrizioni è pronto a fare lo stesso. In questo senso controlli e raccomandazioni alla prudenza sono fondamentali. Non deve passare il messaggio che si torna a casa e ci sono baci e abbracci come in passato».


Sulla scuola? Si chiedeva di riaprirle prima di Natale e ora si punta al 7 gennaio, ma non siamo indietro se non ci si occupa dei trasporti e delle altre criticità?
«Io ritengo che siamo molto indietro rispetto alla stragrande maggioranza dei Paesi europei. E non sto parlando del modello Svezia ma di Spagna, Francia, Germania o Inghilterra, dei Paesi attorno a noi e questo è preoccupante soprattutto per i ragazzi. Il Cts aveva suggerito di considerare le aperture ma solo se in sicurezza, verificando se sul territorio nazionale ci fossero o meno le condizioni per riaprirle».


E quali sono queste condizioni? Ci sono?
«Le condizioni comprendono trasporti, monitoraggio sanitario e possibilità assistenza da parte delle Asl. Queste da qualche parte sono garantite e da altre no, ma il problema riguarda principalmente le aree metropolitane. Io non vedo la ragione per cui il liceo di una cittadina della provincia di Parma debba restare chiuso perché a Milano ci sono numeri importanti e problemi oggettivi». 


Quindi? Si riapre o a gennaio?
«Guardo con molta attenzione e fiducia all’esercizio che faranno i prefetti, dato che gli è stato chiesto di farsi carico di un tavolo di organizzazione che riguarda i temi della scuola. Sono convinto che la loro autorevolezza potrà dare un’accelerazione ad un sistema che si è imballato».
 

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