Roma, ristorante incendiato: trovate impronte digitali sulla tanica. E le telecamere hanno ripreso l'attentato

Venerdì 7 Maggio 2021 di Emilio Orlando
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Si stringe il cerchio attorno ai malviventi che hanno incendiato il ristorante Portobello di via di Selva Candida 381, a Boccea, mentre i proprietari erano all’interno. Gli investigatori del commissariato Primavalle, coordinati dal sostituto procuratore Antonino Dì Maio, hanno acquisito alcune immagini dei sistemi di video sorveglianza della zona che potrebbero aver ripreso l’arrivo e la fuga dei due responsabili del rogo, che ha rischiato di trasformare in una strage un atto intimidatorio ed estorsivo nei confronti della famiglia Cecchetti, storici imprenditori nel campo della ristorazione. 
Le impronte digitali rilevate dalla polizia scientifica sulla tanica, utilizzata per cospargere di benzina la sala per banchetti adiacente al corpo principale del locale, daranno un nome e un volto agli esecutori dell’attentato incendiario. Tra le piste battute dalle indagini, quella della concorrenza criminale, che vorrebbe far chiudere i battenti al Portobello per potersi espandere nel quartiere. Sotto la lente d’ingrandimento della procura anche alcuni investimenti, frutto di riciclaggio da parte di organizzazioni di narcotrafficanti che a Primavalle stanno acquisendo bar e attività commerciali legate al food & beverage, piegate dalla crisi economica post-pandemica. Proprio in questo ambito, sarebbe maturato l’avvertimento nei confronti dei proprietari del Portobello, che è rimasta una delle poche attività ad aver resistito durante il lockdown senza essersi mai piegata alla criminalità organizzata che sta facendo man bassa di aziende.
«La loro battaglia è la nostra battaglia», ha annunciato la sindaca Virgina Raggi durante l’incontro con Leonardo Cecchetti, uno dei proprietari del Portobello. «Un atto indegno, Leonardo aveva da poco ripreso la sua attività», ha poi aggiunto la prima cittadina nel corso del sopralluogo con il presidente del municipio, Alfredo Campagna. 
Proprio nei giorni scorsi il tribunale ha emesso condanne per 370 anni di carcere per alcuni membri dei clan Nicitra e Gambacurta, che operano nel quadrante di Montespaccato, Boccea e Primavalle.

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