Il pagellone, tutti i voti del Campidoglio: bene la Raggi, male Meleo e Gatta. E Bergamo diventa “er Moquette”

Campidoglio
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di Franco Pasqualetti
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Martedì 18 Dicembre 2018, 10:11 - Ultimo aggiornamento: 10:43

Si avvicina la fine del 2018. Ed è arrivato il tempo dei giudizi per i nostri amministratori capitolini. Ecco allora che dal Sindaco alle municipalizzate, passando per assessori e consiglieri, Leggo ha stilato le pagelle del Campidoglio.
Promossi e bocciati. Sufficienze e voti negativi, propositi e fatti concreti. Abbiamo analizzato i vari personaggi clou della scena politica romana. Emerge una Raggi in netta risalita rispetto allo scorso anno e alcuni assessori in discesa libera. Menzione speciale per le due aziende chiave del Comune: Ama e Atac che stanno facendo pochissimo per arrivare a un voto utile: spiccano bus incendiati, stazioni metro chiuse di continuo, rifiuti ai cassonetti, raccolta differenziata al rallentatore. 

7 Virginia Raggi

Negli ultimi sei mesi è riuscita a fare di più che nei due anni dalla sua elezione. Ha portato a casa l’assoluzione nel processo che la vedeva indagata per falso. Ha abbattuto le ville dei Casamonica (atteso da più di 30 anni) ed è riuscita a mettere in piedi l’albero di Natale più bello di sempre (dopo il disastro Spelacchio...). Le premesse per il futuro sono buone. In lista di attesa ci sono trasporti disastrosi, emergenza rifiuti e cura del verde: buon lavoro Sindaco. 

9 Antonio Di Maggio

Che il comandante generale della polizia municipale fosse bravo lo sapevano tutti. Nessuno si immaginava che sarebbe stato così bravo da risolvere tutti, o quasi, i problemi del Corpo in così poco tempo. Sua la gestione degli sgomberi, suo il piano Casamonica, sua la lotta alla sosta selvaggia, sua la pace coi sindacati. Suo il merito se i vigili oggi sono più rispettati.

4 Linda Meleo

Era partita benissimo, all’inizio del mandato. Si è persa via via nel tempo. I risultati sono davvero impietosi: Roma peggior città d’Europa per le medie di passaggio dei bus e metro (peggio della Capitale solo Napoli). Record di mezzi in fiamme. Per non parlare delle stazioni metro del centro chiuse tutta la scorsa settimana. Nel 2019 dovrà fare di più: visto il 2018 non ci vorrà molto.

4,5 Enrico Stefàno


Se i giudizi si dovessero basare sui comunicati, lui porterebbe a casa un 10 e lode. Fortunatamente non è così: da lui tante parole, idee mirabolanti e pochi fatti. Incomprensibile l’ipotesi di far pagare le strisce blu ai residenti. È il presidente della commissione Mobilità ma parla più di un assessore. Visti i risultati sarebbe meglio comunicare meno e fare di più.

6,5 Gianni Lemmetti

La follia fa parte dei geni. E l’assessore al Bilancio un po’ folle e un po’ genio è. Ha portato a casa ottimi risultati e sta cercando di far quadrare i conti del Campidoglio: un uomo da trincea che non ha paura di niente. Neanche di presentarsi in Giunta con la T-Shirt dei Metallica. L’abito non fa il monaco e neanche l’assessore. Per questo lo mettiamo nella classifica dei secchioni.

2 Margherita Gatta

Da Rino Barillari all’ultimo motociclista di Roma tutte le maledizioni quando si prende una voragine arrivano al suo indirizzo di casa. E l’assessore ai Lavori pubblici più “fantasioso” che Marc’Aurelio abbia mai visto: voleva curare le buche di Roma con la naturopatia. Visto come sono le strade di Roma il suo progetto sta procedendo spedito. Per il 2019 le consigliamo, oltre ai fiori di Bach, anche una ditta per la cura dell’asfalto. Le arriveranno di certo meno imprecazioni. Avremmo voluto scendere sotto lo zero per il suo voto.

6,5 Rosalba Castiglione

Per lei una promozione piena. Sgomberi a raffica, addio ad Affittopoli, una pianificazione dettagliata sulla questione delle case comunali e di quelle popolari. Per tutti questi ottimi risultati la danno tutti in uscita dalla Giunta. L’assessore agli sfratti che viene sfrattato, sembra una barzelletta. Sarà forse in nome della meritocrazia? Non è dato saperlo, di sicuro la Raggi rischia di perdere un pezzo da 90. Ce ne sarebbero altri di assessori da cacciar via a pedate dal Campidoglio. I fatti sono fatti, comunque. Ed per questo che la mettiamo tra i voti top della squadra di Virginia Raggi.

6 Carlo Cafarotti

Per i giornalisti è una sorta di spammer, vista la mole di comunicati che manda su whatsapp: tra i tre e cinque al giorno, forse un po’ troppi. Il soprannome che gli hanno affibbiato nel suo assessorato è “Il calcolatore”, per la sua tendenza a dar retta ai numeri. Sta guadagnando sul campo le stelle da generale. Attivissimo. Dovrebbe puntare di più sul rilancio dei mercati rionali. Positiva la voglia di fare e di non tirarsi mai indietro anche su argomenti che per molti sono scomodi. Promosso.

6 Flavia Marzano

Ha una fissazione: digitalizzare tutto. Anche troppo: le file all’anagrafe dovute al caos per la Carta d’identità elettronica sono il suo tallone d’Achille. Tutto sommato, però, il suo lavoro è in crescendo. Sua l’idea del sito del Comune e la diffusione del web in città con i punti “Roma facile”. L’assessore 2.0 è promossa.

0 Atac e Ama

Per le municipalizzate avremmo voluto tanto scendere sotto lo zero. Sarebbe stato il modo più giusto per valutare il lavoro dei responsabili dei trasporti e dei rifiuti di Roma. Dai primi dirigenti all’ultimo degli operai tutti nel 2019 devono dare di più. Continuare a tirare avanti in questo modo non serve a nessuno, tantomeno a Roma e ai suoi cittadini: cambiamento.

5 Opposizione in aula

Nel centrodestra brilla solo un consigliere: Andrea De Priamo (FdI). Lui si merita sul campo un 6,5: un mastino per la maggioranza. Ma deve ancora crescere. Per il centrosinistra spicca Stefano Fassina: per lui un 7 pieno per l’impegno, la costanza e le battaglie in Aula. Nel Pd 7- a Giulio Pelonzi e 6,5 a Marco Palumbo: sono i soli che tengono in pieni la baracca Dem. Per FI Davide Bordoni porta a casa un 7,5.

4 Luca Montuori

AAA cercasi assessore all’Urbanistica. Non si vede e non si sente da mesi. Non c’è un progetto, non c’è un’idea. L’unico segnale di vita per l’archistar de’ noantri è lo stadio della Roma: ma tutto è fermo dai tempi dell’inchiesta. Lo chiamavano l’uomo con la valigia perché non molla mai la sua 24 ore. Sarà un segnale che col rimpasto andrà via?

2 Pinucci Montanari

Un disastro. Su tutti i fronti. Dai rifiuti alla cura del verde. Dalla lotta allo smog alla gestione di parchi e ville (ce ne sono alcune ancora parzialmente chiuse per la nevicata dello scorso anno...). Impossibile avere un confronto con lei. Alle domande scomode non risponde. Il suo 2018 verrà ricordato per le pecore tosaerba (chi le ha viste?), per le rondini contro le zanzare e le api per il controllo dello smog. Decisamente troppo poco: se Roma sembra una discarica è colpa anche sua.


4 Luca Bergamo

Il 2018 per il vicesindaco non è stato di certo un anno positivo: è riuscito ad incassare la sconfitta (con tanto di sberleffo e rivolta di attori e registi) dai ragazzi del Cinema America per la concessione dello spazio-arena in piazza San Cosimato, ha messo in piedi un’Estate romana tra le più tristi dai tempi di Giulio Cesare e per il concertone di fine anno non è riuscito a trovare uno sponsor. Al momento verrà ricordato più per le sue sciarpe alla Fellini e le comparsate nelle varie prime teatrali e cinematografiche: dove c’è un red carpet Bergamo non manca mai, al punto che in Campidoglio l’hanno ribatezzato er Moquette.















 

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