Roma, pacchi esplosivi: donne nel mirino degli attentatori. I plichi spediti anche da Bologna

Venerdì 6 Marzo 2020 di Sofia Unica
Gruppi anarchici di varie zone d’Italia dietro i pacchi bomba che, tra domenica e lunedì scorsi, hanno ferito due donne a Roma. Le tre lettere esplosive, infatti, sono state spedite da località diverse ma un filo conduttore legherebbe la scelta dei bersagli, secondo la Digos ed il Ros dei Carabinieri.

La prima spedizione sarebbe partita da Bologna, la seconda da Roma e l’ultima da una località italiana sulla quale investigatori ed inquirenti mantengono il più stretto riserbo. Tra le tre destinatarie dei pacchi esplosivi (costruiti in modo rudimentale ma efficace e pronti ad esplodere) c’erano Daniela Carmicelli (medico epidemiologo del policlinico di Tor Vergata), il funzionario dell’Inail Rosa Quattrone (rimasta ferita alle mani ed al viso) e la microbiologa in pensione Elisabetta Meucci - in passato dipendente dell’università del Sacro Cuore - che ha riportato lesioni ed ustioni da esplosione agli arti ed al volto.

La procura capitolina ha aperto un fascicolo per attentato con finalità di terrorismo ed il procuratore aggiunto Francesco Caporale ha delegato altri accertamenti negli uffici postali per tracciare le spedizioni ed individuare le buche delle lettere utilizzate per i plichi esplosivi poi consegnati al centro di smistamento di Fiumicino. Gli attentanti non sono stati ancora rivendicati da nessuna organizzazione politica, ma i detective dell’antiterrorismo seguono anche altre piste: non ultima quella della vendetta personale di qualcuno che voleva “farla pagare” alle tre professioniste. In piedi anche l’ipotesi investigativa del movimento anarchico noglobal anti Coronavirus, la cui sigla è apparsa prima delle esplosioni sui muri di alcuni viadotti nella Capitale.
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