Il vicepresidente del Lazio Leodori: «Le primarie? Vorrei valorizzare la mia esperienza e dare continuità»

daniele leodori
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di Davide Desario
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Venerdì 10 Giugno 2022, 07:54 - Ultimo aggiornamento: 17 Giugno, 18:09

Non ama l’improvvisazione. E nemmeno, evidentemente, farsi trovare impreparato. Per lui la politica è una costruzione graduale, tappa dopo tappa. Così, dopo aver fatto prima il vicesindaco e poi il sindaco di Zagarolo, dopo aver fatto il consigliere provinciale (per due mandati) e regionale, il vicepresidente della Regione Daniele Leodori, 52 anni, una laurea in Scienze Politiche, sposato con due figli, mercoledì ha annunciato che parteciperà alle primarie di coalizione per scegliere il candidato del centrosinistra alle elezioni regionali del 2023.
Ancora non hanno deciso di fare le primarie e lei già si candida?
«Sì, perché credo che ci saranno. Da lunedì si è aperto il tavolo di confronto all’interno della coalizione per definire come scegliere il candidato. E mi sembra che quasi tutti auspichino l’istituto delle primarie»
Il Pd è già di suo dilaniato dalle correnti, non crede che una corsa per il candidato rischi di indebolire la coalizione?
«Non la chiamerei corsa ma confronto costruttivo. E io voglio contribuire a costruire un campo largo che prosegua l’opera di governo del Lazio».
Un confronto costruttivo con i Cinque Stelle?
«Sì, perché? La maggioranza che governa la Regione vede già al suo interno i M5s, Italia Viva e Azione».
E gli avete spiegato anche le vostre idee sulla gestione dei rifiuti e la realizzazione di un termovalorizzatore?
«Certo».
Ma perché, una coalizione romacentrica, dovrebbero candidare lei?
«Per valorizzare un’esperienza di dieci anni al servizio dei cittadini del Lazio. Per dare continuità a un buon lavoro svolto a partire dalla programmazione europea che prevede investimenti per 20 miliardi di euro».
Ma se invece di premiare il passato si pensasse a scommettere sul futuro?
«Una cosa non esclude l’altra. Anzi, proprio perché conosco il passato so forse meglio di altri cosa serve per il futuro del Lazio» 
Tre priorità?
«Prima di tutto gli investimenti. Dobbiamo sfruttare le risorse che arrivano dall’Unione europee a partire dal Pnrr, ma anche attrarre quelli delle multinazionali straniere. Il Lazio deve diventare il fulcro dell’Italia centrale. Deve essere competitivo, altrimenti il ridimensionamento è automatico e pericoloso».
Poi?
«Bisogna fare network tra la Formazione, innovazione della ricerca e il mondo del Lavoro. E, infine, avere sempre a mente la tenuta sociale, nessuno deve rimanere indietro».
In questi anni alla Regione in cosa avreste potuto fare di più o meglio?
«Sicuramente sulla semplificazione burocratica, si pretende dai cittadini ancora troppi adempimenti. Certe volte, io stesso che sono un addetto ai lavori, non riesco a stare dietro a tutto».
Contro chi se la vedrà?
«Contro nessuno. Semmai con altri colleghi. Per ora mi sembra che l’unico che si sia fatto avanti è l’assessore alla Sanità D’amato».
E se alla fine dovesse essere lei il candidato alle regionali, chi teme come avversario?
«Il centrodestra non mi pare che abbia fatto una rosa di nomi. E comunque non mi interessa. Alle elezioni contano programmi e idee non i nomi».

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