Roberta Filippi morta, il critico d'arte Gabriele Simongini: «Il suo ultimo progetto mi sembra un sinistro presagio»

Giovedì 25 Marzo 2021 di Valeria Arnaldi
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«Ho conosciuto Roberta Filippi negli Anni ‘90 quando insegnava al liceo artistico in via Ripetta - racconta Gabriele Simongini, curatore, critico d’arte e docente all’Accademia di Belle Arti - e poi ci siamo incontrati di nuovo tramite Ennio Calabria e una serie di iniziative sulla centralità dell’artista. Che tragedia». 


Vari i progetti espositivi in più sedi romane, recentemente anche a “Rome Art Week”. «Per lei sono stati fondamentali i molti viaggi in Oriente, tra Thailandia, Cina, Giappone. La sua pittura è incentrata sul tentativo di conciliare razionalità occidentale e spiritualità orientale». Una filosofia che portava pure in progetti da curatrice. «Sua madre era attrice, suo padre violinista - conclude Simongini - Aveva nel Dna la contaminazione tra le arti: teatro, danza, musica, pittura. Ha fatto pure la scenografa in Rai e aveva sposato un attore. Uno dei suoi ultimi progetti, al Macro Asilo, si intitolava “Dormire morire forse sognare”. Oggi sembra quasi tristemente profetico».

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