Roma, chi non pagava i debiti con il boss finiva nella stanza delle torture

Mercoledì 18 Maggio 2022 di Emilio Orlando
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A chi era “moroso” per debiti di droga ad attenderlo c’era la stanza delle torture. Oltre a minacciare le vittime con le armi utilizzavano tenaglie, pinze e trapano per praticate sevizie sulle parti del corpo delicate. Per ore ed ore, finché non pagavano. Le foto delle tumefazioni, dei buchi nella carne viva e delle piaghe, i criminali le inviavano ai familiari delle vittime. Mentre le grida del torturato nessuno poteva sentirle: il capo, Daniele Carlomosti, e i suoi complici insonorizzavano e rivestivano le pareti con teli per ripararle anche dagli schizzi di sangue. 


È l’orrore venuto alla luce durante l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che ha coordinato le indagini dei carabinieri del comando provinciale, nell’operazione anticrimine che ha portato in manette 14 persone. Tra gli arrestati, con l’accusa di traffico di droga, anche Armando De Propris, il padre di Marcello, il giovane che consegnò la pistola per l’omicidio di Luca Sacchi.

In manette è finita anche Romina Faloci, la moglie di Carlomosti, che si occupava della gestione logistica per l’occultamento dei grossi carichi di hashish che l’organizzazione acquistava direttamente in Marocco e che stipava a La Rustica, quartiere generale della banda. Agli arresti sono finiti anche Daniele Fabbrini, Massimiliano Gregori, Fabio Pallagrosi, Pietro Greganti, Matteo Raffaele, Matteo Di Paola, Umberto Mancini, Luca Ferrara, Cecilia Leo e Mirco Fari. L’organizzazione criminale operava anche nel resto della Capitale, con il benestare di Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik(ucciso nel Parco degli Acquedotti il 7 agosto del 2019) e di Massimo Carminati, che li nominò in un’intercettazione captata dagli investigatori durante le indagini dell’inchiesta “Mondo di mezzo”. 

Ultimo aggiornamento: 08:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA