Camera della tortura per chi non pagava i debiti. Blitz a Roma, 14 arresti per estorsione e droga

Martedì 17 Maggio 2022 di Emilio Orlando

Una camera di tortura per chi non «onorava» i debiti contratti con il gruppo criminale. Un appartamento degli orrori, in via Naide, nel quartiere "La rustica", a Roma, utilizzato dall'organizzazione dei narcotrafficanti raggiunta oggi da 14 misure cautelari, in una operazione condotta dai carabinieri coordinati dalla Dda, per ottenere soldi per partite di droga non pagate. Per gli indagati la procura ha stabilito anche l'aggravante mafiosa. Una camera insonorizzata e rivestita con teli in plastica al fine di non lasciare tracce di sangue, in cui la vittima veniva legata, spogliata e costretta per ore a subire minacce e violenze fisiche. Delle torture registrate dagli inquirenti, grazie ad un trojan piazzato in un telefono cellulare di un indagato. Nell'ordinanza del gip vengono citate che alcune intercettazioni relative a quanto avveniva nell'appartamento.

 

 

«Basta Daniè... Mi gira la testa. Basta Daniè, mi stai ammazzando», implora la vittima dopo il suo sequestro avvenuto l'11 dicembre del 2018. A capo dell'organizzazione, attiva nel quartiere La Rustica, il pregiudicato Daniele Carlomosti, arrestato insieme alla moglie Romina Faloci, considerata dagli investigatori colei che gestiva la logistica del cartello della droga al cui vertice c'era il marito. Quest'ultimo è citato anche nell'ordinanza di custodia cautelare della maxindagine Mondo di Mezzo e in particolare il suo rapporto con Massimo Carminati. L'ex Nar in una circostanza, riferendosi al sodalizio gestito dal Carlomosti, riferiva ad un interlocutore la frase: «quelli sò brutti forti compà». 

 

Tra le persone arrestate c'è anche Armando De Propris, imputato (poi assolto) assieme al figlio per l'omicidio del personal trainer Luca Sacchi risalente all'ottobre del 2019. Tra gli episodi emersi dalle indagini anche un pestaggio avvenuto a dicembre 2018 ad un debitore costretto a consegnare due orologi di lusso e fare un passaggio di proprietà di un'auto per estinguere un debito di droga. Secondo i Carabinieri il capo della struttura criminale Daniele Carlomosti svolgeva funzioni di raccordo tra i fornitori della droga e gli acquirenti, dediti allo spaccio nell'hinterland romano con lo scopo finale di conquistare l'egemonia del commercio di droga nella zona. Tutte le attività sarebbero state coordinate da casa sua nella zona de La Rustica, nella parte est della Capitale, con il coinvolgimento anche della zia e della moglie dell'uomo a capo dell'organizzazione. In passato Carlomosti avrebbe tentato l'acquisto di mille chilogrammi hashish dal Marocco da trasportare prima in Spagna e poi nel sud Italia con un gommone. Il piano sarebbe però saltato grazie all'intervento della polizia marocchina che sarebbe riuscita a intercettare il carico al largo delle coste africane

 

Le indagini e il blitz dei carabinieri

 

I carabinieri del Comando provinciale di Roma, su disposizione dei pm della Dda, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 14 persone (6 in carcere e 8 agli arresti domiciliari), gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, cessione e detenzione ai fini di spaccio, tentato omicidio, lesioni, tortura, sequestro di persona, estorsione e incendio. Le indagini, svolte dal Nucleo Investigativo di via in Selci, risalgono al periodo compreso tra il 2018 e il 2019 e hanno consentito di raccogliere elementi gravemente indiziari in ordine all'esistenza «di una strutturata e pericolosa organizzazione criminale, dedita al traffico di consistenti quantitativi di sostanze stupefacenti del tipo hashish, attiva nel quartiere La Rustica, area nord di Roma», spiega una nota dei carabinieri.

 

L'indagine trae origine dal ferimento di un uomo, avvenuto il 17 novembre del 2017, mentre si trovava all'interno di un complesso residenziale nel quartiere La Rustica. Autore del raid il pregiudicato Daniele Carlomosti ritenuto dagli inquirenti a capo del gruppo criminale. Quest'ultimo è citato anche nell'ordinanza di custodia cautelare della maxindagine Mondo di Mezzo e in particolare il suo rapporto con Massimo Carminati. L'ex Nar in una circostanza, riferendosi al sodalizio gestito dal Carlomosti, riferiva ad un interlocutore la frase: «quelli sò brutti forti compà».

Ultimo aggiornamento: 18 Maggio, 13:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA