Roma, niente prelazione: il Campidoglio perde il deposito di piazza Bainsizza. La struttura va a un privato

deposito_bainsizza_roma
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di Lorena Loiacono
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Venerdì 24 Giugno 2022, 07:47 - Ultimo aggiornamento: 1 Luglio, 19:05

Doveva diventare il deposito dei veicoli elettrici del Campidoglio, in chiave green. Sembrava essere un tassello fondamentale, irrinunciabile. 
E invece Roma ci dovrà rinunciare, eccome. Sembra essere finita male, infatti, la storia dell’ex deposito Ama di piazza Bainsizza, a pochi passi da piazza Mazzini, in Prati. I termini per il diritto di prelazione sono scaduti ed oggi il Campidoglio è fuori dai giochi.


LA VICENDA. Ma per capire l’assurda querelle, che ha visto anche un esposto alla Corte dei Conti firmato da Davide Bordoni delle Lega, è necessario fare qualche passo indietro. Quando la giunta Raggi nel 2017 fece rientrare quel deposito nel concordato preventivo di Atac: vendendolo, avrebbe sanato in parte i conti in rosso della municipalizzata e il Campidoglio ne sarebbe comunque rientrato in possesso intervenendo all’asta per l’acquisto. Ma, come si dice a Roma, il Comune aveva fatto i conti senza l’oste. Il 13 agosto del 2021 il Comune decide infatti di presentare un’offerta da  13.120.000 euro ma ad aggiudicarsi il deposito è stato  poi un privato, la società “Sant’Anna per la Famiglia” che, dopo vari rilanci, la spunta per 14.330.000 euro. A dicembre il Comune fa un’offerta pari a 15.763.000 euro, a cui la società Sant’Anna risponde con 16.363.000 euro e se l’aggiudica di nuovo. 


LE ASTE. Niente da fare, oltre al danno anche la beffa: il Comune sarebbe stato disposto infatti a spendere 4 milioni di euro in più, compresa l’Iva, rispetto alla prima asta, per riprendersi un bene che di fatto veniva dalle sue proprietà. L’unica strada a quel punto era il diritto di prelazione, poteva rivendicarlo. Non l’ha fatto e ora i termini sono definitivamente scaduti. 


LE FIRME. I cittadini, che in quel deposito hanno anche una sede della Asl Rm 1, si sono interessati con raccolte di firme e proteste ma ora è tutto finito. A meno che il Campidoglio non decida di procedere con l’esproprio, ma anche in questo caso il privato andrebbe risarcito con un prezzo di mercato adeguato e la perdita per i romani sarebbe la stessa. Oltre al fatto che i tempi di una procedura legale simile sono lunghissimi. 
Non resta che trovare un accordo con la società di privati oppure rinunciare al progetto che finora è però rientrato tra quelli del Pnrr indicati dall’assessore alla mobilità Eugenio Patanè.

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