Roma, stop alle cremazioni: salasso per i funerali. Al Flaminio camere mortuarie piene

Venerdì 27 Novembre 2020 di Enrico Chillè

Il caro estinto rischia di diventare carissimo. Con il collasso dei cimiteri romani di inizio novembre e i conseguenti ritardi nelle cremazioni, per molte salme si è reso necessario il trasferimento al deposito del Verano, con una brutta sorpresa per le famiglie: una spesa extra per il doppio trasporto.

 


È quanto ha denunciato il Codacons, che ha presentato un esposto contro il Comune di Roma e Ama, per chiedere un indennizzo a tutti gli utenti che hanno subito disagi e disservizi. Il contratto di servizio tra il Campidoglio e la municipalizzata prevede un periodo di 15 giorni per effettuare l’intera pratica, derogabile in caso di eccessive domande per la cremazione ma con un risarcimento per gli utenti che subiscono il disservizio.
La brutta sorpresa riguarda soprattutto le famiglie dei romani deceduti tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. A pieno regime, gli impianti del cimitero Flaminio avrebbero dovuto smaltire 70 salme al giorno, ma in quei giorni drammatici i lavori andavano a rilento. La prima ragione è il notevole aumento di decessi legato al Covid, ma nella settimana dal 2 all’8 novembre non tutti i forni erano in funzione. Il risultato fu il rinvio di una settimana rispetto ai tempi previsti per tutte le cremazioni e il trasferimento al Verano delle salme, compresa quella dell’indimenticabile Gigi Proietti. Ama ha ammesso l’emergenza in quella settimana drammatica, spiegando: «I decessi a Roma sono aumentati del 30% a ottobre rispetto allo stesso periodo del 2019 e del 65% a novembre. Da inizio mese a oggi sono già state cremate oltre mille salme, i forni sono tornati tutti in funzione e gli operatori sono attivi anche la domenica. Per evitare nuovi disagi, da inizio dicembre, le agenzie funebri dovranno presentare le domande per la cremazione entro cinque giorni feriali dalla data del decesso».

Ultimo aggiornamento: 10:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA