Cinghiali uccisi a Roma, la rabbia di 48 veterinari: «La pagina più nera della nostra professione»

Martedì 20 Ottobre 2020
Cinghiali uccisi a Roma, la rabbia di 48 veterinari: «Danno d'immagine alla nostra professione»

«La Medicina Veterinaria moderna ha scritto la pagina più nera con i fatti di cronaca del parco giochi di via della Cava Aurelia ai danni di una femmina di cinghiale con la sua cucciolata. Il piccolo gruppo di animali è stato, come noto a tutti, attirato in un giardino cintato e lì rinchiuso, fino alla sera in cui prima l’adulto e poi i cuccioli sono stati narcotizzati tramite teleanestesia e in seguito sottoposti ad eutanasia», è il testo di una lettera di protesta firmata da 48 veterinari in seguito all'uccisione di sette cinghiali nel parco Mario Moderni di Roma. Nel frattempo la sindaca Virginia Raggi ha chiesto agli uffici del Campidoglio la costituzione immediata di una commissione d’inchiesta amministrativa. La commissione dovrà chiarire le motivazioni che hanno spinto i tecnici ad ordinare alla Polizia Metropolitana di narcotizzare prima e poi sopprimere i 7 animali.

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«Proprio sulla telenarcosi chiediamo i primi chiarimenti - si legge nella lettera - per appurare che essa sia stata praticata, come prevede la normativa vigente e specificato in una nota del Ministero della Salute in data 13 dicembre 2004, da Medico Veterinario autorizzato alla detenzione e utilizzo dell'arma come previsto dal TULPS, unica figura professionale autorizzata alla detenzione ed utilizzo di anestetici; come pure che siano state correttamente valutate le implicazioni dell’uso di tali armi in presenza di numerose persone di tutte le età che si affollavano protestando contro l’azione in corso».

«Un dubbio sollevato da molti anche “non addetti ai lavori” - scrivono i 48 veterinari - è stato in primis quali siano stati, essendo gli animali confinati in una area piccola e recintata in piena sicurezza, gli impedimenti all’uso di metodi di cattura incruenti che avrebbero permesso la ricollocazione della famiglia in luoghi protetti come le vaste aeree parco comunali, provinciali e regionali; oppure sarebbe bastato semplicemente lasciare aperti i cancelli di ingresso del parco per far si che gli animali tornassero nel bosco di Villa Piccolomini. I residenti sono infatti testimoni dell'atteggiamento non aggressivo e abitudinario di questa famiglia, abituale frequentatrice dell’area dove veniva attirata dalla disponibilità di cibo rappresentata dai rifiuti, anche provenienti dal mercato rionale in rifacimento/abbandono a pochi metri dal parco giochi teatro della vicenda».

«Proprio sul controllo delle fonti alimentari - prosegue la lettera - sull’educazione della popolazione a non nutrirli e su efficaci metodi di dissuasione non cruenti insiste una vasta letteratura sull’argomento, riportandoli più efficaci delle campagne di abbattimento. Appare provato che gli abbattimenti casuali di fatto incrementino il tasso riproduttivo della specie, consolidandone paradossalmente i comportamenti sinantropici, ci domandiamo pertanto se esperti del settore siano stati consultati prima di procedere a soluzioni irreversibili».

«Alla luce di quanto sopra riteniamo inoltre - spiegano i veterinari - che sia stato arrecato anche un danno all'immagine professionale del Medico Veterinario che è stato impiegato in modo improprio unicamente per causare la morte degli animali. Rivendichiamo per la nostra figura professionale, che per sua natura coniuga un approccio scientifico ed etico, maggiore considerazione nella gestione degli animali sinantropici, la cui presenza ed eventuale soprannumero determina sì problemi di natura igienico sanitaria e a volte di sicurezza, ma rappresenta comunque una realtà innegabile la cui gestione non può prescindere dal considerare sia la qualità di “essere senziente” degli individui non umani, sia la sensibilità dei moltissimi cittadini che negli animali sinantropici non vedono solo una complicazione ma anche una fonte di interesse, di arricchimento, di gioia.

«Ci auspichiamo quindi - concludono - che tavoli multidisciplinari possano essere aperti nei vari livelli istituzionali per scongiurare ulteriori drammatiche mattanze e soluzioni sommarie che non trovano nella scienza e nell'etica alcuna validazione».

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