Carabiniere ucciso, Elder intercettato: «Dopo l'arresto calci e pugni. L'italiano mi fa schifo»

Mercoledì 8 Luglio 2020
Carabiniere ucciso, Elder intercettato: «Dopo l'arresto calci e pugni. L'italiano mi fa schifo»
Il 26 luglio dell'anno scorso il vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega fu ucciso a Roma: per il suo omicidio sono sotto processo due cittadini statunitensi, Finnegan Elder Lee e Gabriel Natale Hjort. Oggi emerge la versione di Elder in una serie di intercettazioni passate al vaglio di una perizia disposta dalla Corte d'assise della Capitale: versione data a suo padre e al legale americano il 2 agosto dello scorso anno, sull'omicidio del carabiniere.

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Un dialogo in cui il giovane californiano ricostruisce le varie fasi di quanto avvenuto il 26 luglio del 2019. «Vediamo due poliziotti che si avvicinano - afferma - di nascosto da dietro e il tizio grosso mi placca, quello più piccolo raggiunge il mio amico». Al legale inoltre il ragazzo, replicando ad una domanda inudibile dice, «non hanno mai mostrato nulla, non hanno detto nulla». Non si può escludere che l'avvocato facesse riferimento alla placca di riconoscimento in dotazione alle forze dell'ordine.

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L'imputato ha raccontato al padre anche quanto sarebbe avvenuto dopo il fermo. «Mi hanno menato di brutto [...] alla stazione e mi hanno detto che mi avrebbero dato quarant'anni se non gli davo la password del mio telefono, e quindi, non so se (in qualche modo hanno trovato/hanno fatto in modo di trovare) foto qualcosa contro di me lì dentro». Il giovane aggiunge che è stato
«buttato a terra, mi hanno dato calci - si legge nella intercettazione - pugni, mi sono saliti sopra, mi hanno sputato addosso».



L'intercettazione, tradotta dall'inglese, prosegue e Elder parla della drammatica colluttazione durante la quale Cerciello viene colpito da una serie di coltellate. «Noi eravamo rivolti verso l'altra direzione - afferma l'americano- e loro stavano, avvicinandosi di soppiatto per arrivare dietro di noi e poi mi sono girato e l'ho visto tipo a un metro da me e poi mi ha placcato». E ancora: «siamo andati giù e lui mi è salito sopra e mi ha dato qualche pugno e poi ha iniziato a strangolarmi ed ecco perché ho tirato fuori il mio coltello. L'ho accoltellato tipo, due volte nella pancia e quello non ha aiutato molto perché sembrava solo restare qui e quindi ho semplicemente continuato a pugnalare e poi una volta che ha smesso, una volta che mi ha lasciato il collo me lo sono buttato via di dosso e son scappato».

Nei colloqui c'è anche spazio su considerazioni di altro tipo ed emerge il disprezzo del californiano per la lingua e la cultura italiana. «Non voglio imparare l'italiano, sono così stanco di sentire l'italiano, lo odio, se mai tornerò negli Stati Uniti, e la gente mi fa 'ooh la cultura italiana, la lingua italiana, che bellezzà io dirò [quella merda?] è disgustoso fa schifo non voglio mai più sentire l'italiano, mai più. Ok [inudibile] È tutto quello che sento, tutto il giorno. Cazzate».

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