Beppe Grillo e quel sonetto ambiguo per la sindaca Raggi: «Virgì, Roma nun te merita. Via da sta gente de fogna»

Domenica 12 Luglio 2020
Beppe Grillo dedica un sonetto alla sindaca Raggi: «Virgì, Roma nun te merita» (Fotogramma)

Beppe Grillo e il sonetto ambiguo. Infatti, il fondatore del M5S ha pubblicato sul suo blog un sonetto dedicato a Virginia Raggi e ai romani che sta facendo discutere. Oltre a essere offensivo nei confronti dei cittadini capitolini ("Gente de fogna" li definisce il testo) il brano è oggettivamente ambiguo, e si presta ad una doppia interpretazione. Secono alcuni sostenitori di Virginia Raggi il sonetto sarebbe un edorsement per la sindaca di Roma. Per altri, quel titolo «Virgì, Roma nun te merita» è un modo benevolo per bocciare una seconda candidatura della Sindaca alle prossime elezioni comunali. 

Nel sonetto in romanesco, firmato da Franco Ferrari, il garante del Movimento rimarca l'ingratitudine dei romani nei confronti della prima cittadina: «A Virgì, pijia na valigia, tu fijio, tu marito, famme un fischio, che se n’annamo via da sta gente de fogna. Lassa perde», comincia il sonetto. Un incipit che per alcuni esponenti del centrosinistra è un modo per far capire alla sindaca che è arrivato il momento di un passo indietro.

Inoltre, Beppe Grillo è da mesi tra i più accesi sostenitore di un'alleanza stabile e duratura con il Pd, e non disdegnerebbe anche una convergenza alle prossime elezioni regionali, proprio per rendere più stabile il governo in questo momento difficile. Non è un mistero, infatti, che la candidatura bis di Virginia Raggi al Campidoglio stopperebbe sul nascere qualsiasi ipotesi di allenza con i democratici; questo potrebbe essere un altro dei motivi che avrebbe spinto Grillo a condividere un sonetto che tutto sommato consiglia alla sindaca di rinunciare a governare ancora la Capitale 

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«Nun te spormonà, sta a fa un bucio de culo, puro senza rubbà, e, chi te critica quà, chi te critica là, chi c’ha er pupo sur fòco, e, jielo devi da tojie, e n’artra che se lamenta che nun je risponni, che nun la vai a sentì, che c’ha puro lei quarche cosa da lamentasse. E che cavolo! Se chiama Virginia, mica è la Madonna der Divino Amore! Quella, dice, che fà li miracoli. Sò de Roma, e sò settant’anni che ce vivo, e, ogni quarvorta che vinceva un sindaco, me mettevo de buzzo bòno a vedè quello che faceva. A Roma se dice che: li cavalli se vedeno all’arivo! E io li ho sempre giudicati alla fine de la corsa. Voi no, cari romani, voi dovete da rompe er ca’… sempre», continua.

«Nun è da oggi. Sò circa tremila anni che rompete li cojoni, ma nun fate mai gnente pé dà na mano, anzi, giù botte! Oggi, per esempio, sta pòra donna, era contenta d’avè messo la luce che nun c’era da quarant’anni, a na via a Torre Angela. Me direte, ma era na via de borgata, quarant’anni fa era tutto abusivo! E certo, era abusivo, come si fasse na casa abusiva fosse un diritto, e, che , dar momento che sò state sanate dar condono del 1987, aricordatevelo, voi che rompete er ca’…, 1987. Nisuno, e dico nisuno, c’aveva messo mano, pé mette la luce, li lampioni. Dice. Ma che te vanti? Sò solo quattro lampioni. Intanto sò de ppiù, ma, si pure fussero due, ereno quarant’anni, quasi, che aveveno condonato. Quindi annate a rompe er ca’… da n’artra parte». 

La Raggi, dal suo punto di vista, ovviamente, sposa la tesi "buonista", quella che vede nel sonetto pubblicato sul blog di Grillo un ennesimo tentativo di sostenerla. 

«Franco, grazie di cuore - scrive la Raggi su Facebook commentando il sonetto - Amo Roma con tutta me stessa: questo mi fa andare avanti insieme all'affetto di tutti voi. Gli ostacoli, i boicottaggi, gli incendi, i sabotaggi in questi anni non sono mancati. E c'è ancora chi rema contro il cambiamento, ma noi romani siamo più forti. Ps: Quel 'gente de fognà non mi piace. Lo so che ti riferisci a chi ruba o incendia ma, se puoi, toglilo. Di una cosa sono fiera, nel mio ruolo sono il sindaco di tutti i romani, soprattutto di chi mi critica»
 

 

Ultimo aggiornamento: 20:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA