Numeri al posto dei colori: cambia l’accesso in ospedale

Mercoledì 20 Aprile 2022 di Simona Romanò

Cambia il sistema di classificazione dei pazienti del Pronto soccorso per evitare l’assedio dei casi meno gravi. Si passa dagli attuali quattro codici a colori a cinque numerici, con una sotto-suddivisione dei soggetti con lievi sintomi, ai quali è finora assegnato il verde: saranno individuati quelli da visitare entro 60 minuti (una sorta di verde “scuro”). È la rivoluzione che, approvata dalla Regione su proposta dell’assessore al Welfare, Letizia Moratti, partirà in tutti gli ospedali di Milano e della Lombardia da gennaio 2023 per diluire la folla di persone che non necessita prettamente del Ps. La novità sarà comunque introdotta già dalle prossime settimane, a poco a poco, con corsi preparatori di tre mesi. «Il tempo d’attesa diventa un primo step del processo di diagnosi e cura», spiega  Moratti.

CINQUE CODICI.  Non più colori (dal bianco al rosso) ma numeri:  un sistema basato su quanto tempo al massimo il paziente deve attendere visto il problema che lo ha portato in Pronto soccorso.  Nel dettaglio: il codice 1 sarà assegnato alle emergenze con ingresso immediato; il codice 2 alle urgenze indifferibili da prendere in carico entro 15 minuti; il codice 3  alle urgenze differibili (entro 60 minuti); per il codice 4 (urgenze minori), invece, l’attesa non è più di 2 ore. Infine, per le non urgenze (l’attuale codice bianco curato pagando 25 euro di ticket) il tempo limite è 4 ore.

SOS AFFOLLAMENTO.  «La riforma è necessaria», dicono dalla Regione. Soprattutto dopo le segnalazioni dei Pronto soccorso milanesi che, con la fine dell’emergenza Covid, sono tornati ad essere assaltati dai codici verde: «sono il 70% degli accessi, ovvero circa 2,8 milioni all’anno». E così è ritornato il problema dell’intasamento inutile (non da pandemia), che manda il sistema sotto stress.

BOTTA E RISPOSTA. Per Filippo Galbiati, primario del Pronto soccorso del Niguarda, «la riforma, frutto di un percorso condiviso con i sanitari, sarà utile per la presa in carico in tempi rapidi». Secondo Stefano Magnone, segretario generale dell’Associazione medici e dirigenti del servizio sanitario nazionale (Anaao) della Lombardia, invece, «dal punto di vista pratico non cambierà nulla». «Bisogna intervenire sulle risorse dei Ps, sulla valorizzazione del personale che vi lavora, perché i medici ora scappano in cerca di condizioni meno isteriche. E spesso mancano letti per i ricoveri». Per Anaao occorre «potenziare i Ps grossi, chiudendo quelli con meno di 20mila pazienti l’anno: tra Milano e hinterland sono almeno sette dagli ultimi dati».

© RIPRODUZIONE RISERVATA