Rider, la procura di Milano scardina il sistema: «Le società devono assumerne 60mila»

Giovedì 25 Febbraio 2021 di Giammarco Oberto

L’indagine si apre a Milano nel luglio del 2019, quasi in sordina, a partire da incidenti stradali in cui sono coinvolti i rider. E in poco tempo diventata un’inchiesta monstre, che si allarga a tutta Italia - perché le situazioni sono uguali da Nord a Sud - e mette sotto la lente della procura un’organizzazione del lavoro fatta di puro sfruttamento. I magistrati ricostruiscono un sistema che assoggetta un nugolo di lavoratori, quelli che con le loro biciclette sono stati essenziali nei mesi della pandemia ma che non hanno alcuna tutela né diritto. Schiavi moderni, fattorini che pedalano anche in infradito, guidati da un algoritmo, un’intelligenza artificiale che finora sfuggiva alle responsabilità di legge e che a questi lavoratori «nega un futuro», parole del procuratore capo di Milano Francesco Greco.

Ora la procura chiude i cordoni dell’inchiesta, dopo un numero infinito di audizioni di rider: in un solo giorno ne sono stati interrogati fino a mille. Nei faldoni ci sono almeno 60mila “posizioni” di ciclofattorini in tutta Italia. E dai loro casi - raccolti dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dalla pm Maura Ripamonti - sono piovute sulle società che li gestiscono (Uber Eats, Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo) sanzioni per un totale di 733 milioni di euro per le violazioni delle norme sulla salute e sulla sicurezza del lavoro. E sono state iscritte nel registro degli indagati sei persone, tra amministratori delegati, legali rappresentanti o delegati per la sicurezza delle quattro multinazionali.

«Non è più il tempo di dire che sono schiavi, ma è il tempo di dire che sono cittadini»: ha detto ieri Greco, annunciando l’invio dei verbali in cui si impone alle società l’assunzione di circa 60mila lavoratori in tutta Italia. «Dovranno essere assunti come lavoratori coordinati e continuativi», ossia passare da lavoratori autonomi e occasionali a parasubordinati. Le quattro aziende avranno 90 giorni per mettersi in regola ed estinguere il reato. Altrimenti arrivano i decreti ingiuntivi e il procedimento andrà avanti.

Parallelamente la procura ha annunciato anche una serie di accertamenti fiscali di cui si occupa il nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Milano. Un fascicolo è già aperto per Uber Eats, altri verranno aperti anche per le altre piattaforme. Si tratta di verificare, spiega Greco, «se sia configurabile una stabile organizzazione occulta dal punto di vista fiscale».

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