Blitz della Finanza all'Istituto don Gnocchi, al setaccio le cartelle cliniche

Mercoledì 22 Aprile 2020 di Giammarco Oberto
Il gruppo di finanzieri in borghese si è presentato di prima mattina all’Istituto Palazzolo Fondazione Don Carlo Gnocchi, in via don Palazzolo, su mandato della procura che vuole far luce sulla gestione delle Rsa per le morti di centinaia di ospiti nelle residenze per anziani, tra cui il Pio Albergo Trivulzio. Nello stesso momento altre squadre entravano nelle sedi di via Girola e di Pessano con Bornago.

Nel filone di indagine sul Don Gnocchi sono indagati per epidemia e omicidio colposi il dg Antonio Dennis Troisi, il direttore sanitario Federica Tartarone e Fabrizio Giunco, direttore dei servizi medici socio-sanitari. È indagato anche Papa Wall Ndiaye, presidente della Ampast, cooperativa di cui fanno parte i lavoratori della struttura. Come per il caso Trivulzio, le indagini della procura puntano anche ad accertare eventuali irregolarità nell’operato della Regione e dell’Agenzia di tutela della salute, sia in relazione alla delibera dell’8 marzo sul trasferimento di pazienti Covid nelle case di riposo, sia sulle indicazioni fornite alle strutture sui rischi dell’epidemia.

Durante la perquisizione gli investigatori del Nucleo di polizia economico finanziaria hanno acquisito documenti amministrativi, comunicazioni informatiche tra i vertici e cartelle cliniche di pazienti. I finanzieri si sono concentrati sulle disposizioni impartite dalla Regione e da Ats sull’emergenza Covid, la corrispondenza anche informale con gli uffici regionali e Ats e poi ancora ordini e disposizioni al personale e la documentazione sui pazienti trasferiti da ospedali nella struttura in base all’ormai nota delibera regionale dell’8 marzo. Replicando il blitz al Trivulzio, la squadra di polizia giudiziaria ha anche setacciato registri, fascicoli personali, cartelle cliniche dei pazienti malati o deceduti, oltre a bozze, agende, carte di lavoro per un periodo che va da gennaio in poi. E ancora, le carte sulla distribuzione dei dispositivi di protezione come le mascherine e l’elenco dei tamponi effettuati su ospiti e personale. Tantissimo materiale che ora sarà passato al microscopio.

Il fascicolo sul Don Gnocchi è scaturito da un esposto di una quindicina di lavoratori, assistiti dal legale Romolo Reboa, che hanno contestato ai vertici della struttura di avere tenuto «nascosti moltissimi casi di lavoratori contagiati da Covid 19, benché ne fossero a conoscenza almeno dal 10 marzo» e di avere «impedito ai lavoratori l’uso delle mascherine per non spaventare l’utenza». A inizio aprile il Don Gnocchi contava un numero di ospiti deceduti da marzo simile a quello del Trivulzio, ossia circa 140 morti. Nel fascicolo sono confluite anche le denunce di familiari.

Da parte sua, la Fondazione ha sempre ribadito che «sin dal 24 febbraio e per tutta l’evoluzione dell’emergenza» è stata adottata «la massima cautela possibile, attuando le procedure e le misure precauzionali definite da Iss e Oms, anche quelle riguardanti» i dispositivi di protezione.
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