Ufo Robot, lo "storico" del cartoon: «Siamo cresciuti con Goldrake, ma per la Rai era diseducativo»

Mercoledì 12 Maggio 2021 di Fabrizio Ponciroli

Alle 18,45 del 4 aprile 1978 il mondo dei bambini italiani cambia all’improvviso: la Rete 2 trasmette la prima puntata di un cartone destinato a cambiare l’immaginario. Si chiama Goldrake. Anzi, Atlas Ufo Robot. E ancora oggi basta accennare alle parole della sigla, «mangia libri di cibernetica, insalate di matematica», perché a stuoli di persone di mezza età vengano gli occhi lucidi. Tra i tanti bambini che rimangono affascinati dal robottone con l’alabarda spaziale c’era anche Massimo Nicora. Un’infatuazione che dura tutt’ora, che ha 49 anni ed è considerato il più grande esperto della “generazione Goldrake”. Sindaco per dieci anni di Cazzago Brabbia, paesino del Varesotto, si occupa di comunicazione aziendale da 20 anni e sta per pubblicare il terzo libro sul suo mito, “C’era una volta Goldrake”.

Come mai Goldrake è considerato il robottone per eccellenza?

«È stato il primo cartone animato robotico giapponese ad arrivare sulla televisione italiana e per la tv dei ragazzi ha rappresentato una vera e propria rivoluzione. Ha aperto la strada a tanti altri».

È vero che, al suo arrivo in Italia, è stato oggetto di critiche?

«Dopo una prima fase di curiosità e sorpresa Goldrake è stato fatto oggetto DI tante critiche. Era visto come diseducativo. Ha iniziato un deputato di nome Silverio Corvisieri, membro della commissione di vigilanza della Rai, seguito da intellettuali come Dario Fo o i giornalisti Nantas Salvalaggio e Alberto Bevilacqua. C’è stato però anche chi ha difeso il robot giapponese, come lo scrittore per ragazzi Gianni Rodari e chi ha tenuto una posizione più equilibrata come Piero Angela».

Goldrake è adorato dai collezionisti.

«Il collezionismo di Goldrake è un fenomeno di proporzioni importanti. Uno dei pezzi più amati è il Goldrake Jumbo della Mattel alto 70 centimetri e dotato di missili sparanti e alabarda spaziale estraibile. Uno dei pezzi più rari e ricercati è però la Trivella Spaziale, uno dei mezzi di supporto a Goldrake. Prodotta i pochissimi esemplari dalla Fabianplastica di Monselice, ha una valutazione di mercato di diverse migliaia di euro».

Lei ha scritto anche un libro su Goldrake.

«Nel 2016 ho pubblicato un libro intitolato “C’era una volta prima di Mazinga e Goldrake”, poi ho concentrato i miei studi su Goldrake pubblicando nel 2017 “C’era una volta Goldrake. La vera storia del robot giapponese che ha rivoluzionato la tv italiana”. Nei prossimi mesi uscirà il libro definitivo: “C’era una volta Goldrake. La vera storia del robot giapponese che ha rivoluzionato la TV e il mercato del giocattolo in Italia”. Una bibbia di oltre 1000 pagine suddivise in due tomi».

Una curiosità che nessuno sa su Goldrake?

«La Rai aveva acquistato la serie Goldrake dalla Francia e l’aveva trasmessa con il titolo Atlas Ufo Robot. Atlas in francese significa “guida” ed era presente sul materiale informativo fornito ai funzionari Rai: letteralmente, “guida a Ufo Robot”. Per decenni si è pensato che i funzionari Rai si fossero sbagliati. In realtà è stata una scelta deliberata. L’allora responsabile di adattamento e doppiaggio Annibale Roccasecca ritenne che il termine Atlas fosse esotico e ben si affiancasse alle parole Ufo e Robot. Propose quindi di chiamare così la serie al posto di Goldorak, come lo chiamavano i francesi. Goldorak fu poi anglicizzato in Goldrake. Un retroscena che mi ha svelato Paola De Benedetti, responsabile dei programmi dei bambini dell’allora Rete 2».

Ultimo aggiornamento: 09:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA