Francesco Sacco: «Il mio singolo Pioggia d’aprile un inno alla vita e alla natura»

Venerdì 16 Aprile 2021 di Francesca Binfarè

Torna con un nuovo singolo il cantautore Francesco Sacco, a meno di un anno dalla pubblicazione del suo album d’esordio “La voce umana”. Ventottenne eclettico e tagliente, pubblica oggi il singolo “Pioggia d’aprile”, che è un inno alla sensualità della vita e della natura.

Come mai ha scelto di pubblicarlo proprio in questo momento?

«Il periodo che stiamo vivendo ci impone di vivere alla giornata, così ho pensato di uscire senza paturnie: racconto il mio ultimo anno come in un flusso di coscienza. Anche per questa sua natura era giusto presentarlo adesso».

Com’è nato questo brano?

«Per un po’ durante il primo lockdown non ho scritto, poi ho rotto gli argini leggendo Omar Khayyam: è un poeta persiano dell’anno 1000 ma sembra Bukowski, perché parla di godersi la vita. Questo mi ha ispirato un canto liberatorio: “Pioggia d’aprile” nelle strofe parla del mio vissuto mentre il ritornello è un delirio di sensualità, esprimo la volontà di godersi il presente. La batteria la suona il mio amico Alessandro Deidda delle Vibrazioni».

Lei scrive colonne sonore per spettacoli e musica per le sfilate di moda, ha un podcast, ha fondato il collettivo di arti performative Cult of magic: con il Covid si è spento tutto?

«Con mia moglie, che ha fondato con me Cult of magic, abbiamo scritto spettacoli nuovi. Mi sono occupato di direzione musicale per alcuni brand, come Marni. Il periodo non è semplice, il mio esordio musicale diciamo che è in divenire».

Come vede Milano in questi mesi?

«Sono nato qui, cresciuto a Novara e, ormai da 10 anni, sono tornato a Milano. Ho frequentato e mollato l’università, ho fatto il giornalista musicale, il dj, organizzavo serate, poi ho iniziato a fare il produttore, mi sono dedicato al teatro e alla danza. A Milano mi sono sempre sentito a casa perché qui puoi reinventarti ogni giorno e c’è una proposta culturale gigantesca. Non adesso, è ovvio. Vedere locali che chiudono è un incubo. Sarebbe brutto svegliarsi e capire che per certe realtà è troppo tardi per rialzarsi».

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