De Corato: «Ora anche in centro c’è paura, servono i soldati di Strade sicure»

L'assessore regionale alla Sicurezza: "Sala adotti il metodo Moratti"

Mercoledì 23 Febbraio 2022 di Simona Romanò

«Devono tornare i militari di Strade Sicure, perché Milano è allo sbando. Manca il controllo del territorio». Riccardo De Corato, assessore regionale alla Sicurezza in quota Fratelli d’Italia, denuncia «un’emergenza sicurezza che è sotto gli occhi di tutti e deve essere affrontata», dopo l’ultimo sabato di malamovida, con accoltellamenti fra Gae Aulenti e corso Como, e la modella aggredita, lunedì sera, in via  Tadino, per un cellulare.

 

Cosa sta accadendo, secondo lei, a Milano?

«Ogni giorno s’allunga la lista di episodi di criminalità ai danni delle fasce più deboli, come donne e anziani; e di violenza giovanile, con protagonisti anche adolescenti in baby gang. Un’escalation di fatti intollerabile, come quello della top model alla quale hanno strappato i vestiti e che è stata presa a sassate per un cellulare. Così come sono inaccettabili le aggressioni in serie nei luoghi del divertimento, che sono ormai una costante».

 

La situazione è sfuggita di mano?

«Sì, il problema è che Milano è la città maglia nera per numero di reati, quindi, anche di fronte a una diminuzione di casi dobbiamo tristemente ammettere che permane l’emergenza finora sottovalutata».

 

Perché a Milano?

«Oltre alla delinquenza italiana si è aggiunta quella straniera, che ha appesantito il clima. Non parlo di criminali di rilievo, ma di teste calde, balordi, delinquenti di strada che commettono reati predatori e tutti quegli episodi di violenza urbana incontenibile, spesso gratuita. Come le liti per motivi banali dove spuntano i coltelli e potrebbe scapparci un morto. Il sindaco Giuseppe Sala non vuole che si parli di Bronx. Forse è un’espressione colorita, ma non sbagliata».

 

Cosa intende?

«La pericolosità di Milano è quella del Bronx. Basti dire che per una ragazza è diventato ad alto rischio passeggiare in via Tadino, a due passi da Porta Venezia. I cittadini, soprattutto i più indifesi, cambiano stile di vita».

 

In che senso?

«Nelle periferie, dal Corvetto a Baggio, si chiudono in casa all’imbrunire. E ora l’allarme si è trasferito anche in piazza Duomo, City Life, Porta Venezia e nei quartieri della movida dove, senza i controlli costanti, assistiamo a una sequenza nera di eventi, fra alcol, risse e rapine».

 

Ha citato piazza Duomo: si potevano prevenire le violenze di branco a Capodanno?

«Potevano essere evitate chiudendo la piazza, perché i disordini erano prevedibili visto che il concerto era stato annullato per il Covid. Oltre al trauma per le povere vittime, sono un bruttissimo biglietto da visita per Milano, che deve essere una meta tranquilla per gli stranieri e per chi arriva dall’hinterland. Io penso che, senza una svolta, cambieranno anche i frequentatori dei locali mondani».

 

Ovvero?

«I ragazzi perbene, che non cercano guai, si allontaneranno dai “brutti” quartieri, visti come pericolosi. Tutto peggiorerà. Ecco perché non c’è più tempo per le parole: dobbiamo intervenire».

 

Qual è la soluzione?

«La messa in campo dei militari, perché le forze dell’ordine sono poche. Sala riprenda il modello di Strade Sicure, già adottato da Milano nel 2009 con l’allora sindaco Moratti. Si tratta di pattuglie miste di tre militari, insieme a due poliziotti o carabinieri, che presidiano giorno e notte i quartieri».

Ultimo aggiornamento: 24 Febbraio, 17:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA