«Dalla rabbia alla pigrizia, ecco i rischi per i ragazzi senza scuola»

Lunedì 18 Gennaio 2021 di Simona Romanò

Oltre 200 i giorni di didattica a distanza (Dad), causa Covid, alle superiori. E altri, almeno in Lombardia, ne verranno.

Nicola Iannaccone, psicologo, psicoterapeuta, esperto nella promozione della salute nel contesto scolastico e referente Covid per le scuole nell’Ats della Città Metropolitana, cosa comporta la chiusura delle superiori nella vita degli studenti?

«Sono privati del loro ruolo nella società e non si sentono, quindi, importanti socialmente».

Che cosa hanno perso i ragazzi?

«Hanno perso il loro primo ambiente di socializzazione, dove nascono le amicizie, che magari durano tutta la vita; dove nascono i primi amori; dove si vivono momenti di allegria; dove si confrontano con i coetanei e imparano a gestire le relazioni e il contatto fisico».

A quali danni psicologici vanno incontro?

«La clausura pesa a tutti. I giovani, però, tendono a amplificare il malessere e ognuno di loro reagisce in modo diverso».

Quali sono le possibili reazioni?

«In alcuni giovanissimi la sofferenza si trasforma in un profondo senso di solitudine, in pigrizia, anche nella cura di sé stessi, in voglia di isolarsi; per altri, invece, è la molla che fa scattare la rabbia, il desiderio di trasgressione, che può significare diventare anche fumatori incalliti o peggio; oppure di rifugiarsi nel web, con tutte le insidie che cela».

Una settimana fa, la maxi rissa tra un centinaio di giovani a Gallarate, poi, i due minorenni che si sono sfregiati per sfidare il dolore. Sono segnali allarmanti del malessere giovanile?

«Nel deserto degli avvenimenti sociali, causa virus, gli sfoghi di violenza si notano con più facilità. La scelta di chiudere le superiori, luogo primario di incontro, è facile da prendere, perché non chiedono ristori, ma non ha effetti salutari. Anche perché i giovani non sono responsabilizzati nei confronti della pandemia: se frequentassero le lezioni, invece, imparerebbero in prima persona i rischi della malattia, l’importanza delle regole anti-contagio e gli sforzi che tutti dobbiamo compiere».

Cè stata attenzione sufficiente per gli studenti?

«Dobbiamo fare di più. Perché gli è stato negato il loro “lavoro” da studenti e si sentono invisibili».

Le lezioni in presenza sono sicure?

«Sì, perché ci sono protocolli anti-virus che funzionano. È importante che le superiori riaprono perché, oltre ai mali psicologici, la Dad favorisce a Milano, come altrove, la dispersione scolastica: coloro che già prima erano in difficoltà non riescono ad essere accompagnati. Per demotivazione e senso di abbandonano mollano lo studio».

La Dad non funziona?

«Non sono categorico. Direi che la Dad ha limiti oggettivi sulle attività scolastiche di gruppo, per limitarsi allo studio individuale. Non nego però i pregi: ha permesso di fare scuola, pur tra le mille difficoltà della Lombardia, la regione più flagellata».

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