«Difendo con le mie fotografie il mondo sommerso lombardo»

«Difendo con le mie fotografie il mondo sommerso lombardo»
di Fabrizio Ponciroli
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Mercoledì 20 Aprile 2022, 06:00

Si chiama Mattia Nocciola, originario di Magenta, ha 31 anni e una missione da compiere: far conoscere quello che lui definisce “il mondo sommerso”. Fotografo naturalista professionista, si immerge nei fiumi, principalmente lombardi, per esplorarli e carpirne i segreti. Ecco la sua incredibile storia.

Come nasce la sua passione per fiumi e pesci?

«Da che ho memoria, sono sempre stato attratto dall’acqua. Mi sono appassionato alla pesca, quello che pensavo essere l’unico modo per entrare in contatto con la fauna ittica. Poi ho indossato maschera e pinne. Mi sono immerso e ho scoperto un altro mondo, quello che io definisco “il mondo sommerso”. Con fotografie e filmati desidero condividerne le bellezze».

Quindi lei è un fotografo subacqueo?

«E anche videomaker, visto che realizzo filmati che condivido con chi vuole saperne di più sulla vita nei nostri fiumi. Protagonista è la fauna ittica, non certo io. Accadono vere e proprie magie quando ci si immerge».

Cosa accade di tanto magico?

«Quando mi immergo sono sempre da solo, con la mia attrezzatura. Resto fermo e osservo il “mondo sommerso” e, all’improvviso, si anima. Puoi essere sorpreso da una trota marmorata nascosta sotto un prisma o restare incantato da un luccio in caccia. Tutto è vita sott’acqua».

Che sensazione si prova ad osservare i pesci nel loro habitat naturale?

«Bellissimo. Ogni specie ha il suo fascino. Penso al gobione. Un pesce di piccolissime dimensioni. Quando viene pescato, sembra un pesciolino come tanti altri ma se lo osservi in acqua scopri che, con la sua testa piuttosto grande, è in grado di spostare letteralmente i sassi. Un piccolo forzuto. Un esempio di quanto sia bella e varia la nostra fauna ittica».

Quindi c’è tanta vita nei nostri fiumi?

«No. Purtroppo, la situazione non è buona. In particolare, in questo periodo, c’è il problema della poca acqua. Basta guardare il Ticino per rendersi conto di quanto sia basso il livello dell’acqua. La mancanza d’acqua sta mettendo in grande difficoltà la fauna ittica autoctona».

E come si può migliorare la situazione?

«Quello che faccio, nel mio piccolo, è far conoscere il mondo sommerso con il mio lavoro, sperando di sensibilizzare le persone su queste tematiche. Poi sono parte integrante di progetti come quello per la riproduzione del pesce persico. Abbiamo posizionato delle fascine di legno per agevolarne la loro riproduzione. Con una webcam, sempre attiva, è possibile osservare cosa accade. Ora sono coinvolto in un progetto legato all’anguilla che, nei nostri fiumi, è quasi scomparsa, anche per colpa del siluro, specie invasiva molto vorace e pericolosa per i pesci autoctoni».

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