Documenti anche ai terroristi dell'Isis: falsario ceceno 37enne condannato a 4 anni e 10 mesi

Arsimekov era anche indagato in un filone ancora aperto per terrorismo internazionale.

Era coinvolto in una delle più vaste «centrali» di smistamento di documenti falsi anche per i terroristi dell Isis. Ora, è stato arrestato e condannato un ceceno di 37 anni
Era coinvolto in una delle più vaste «centrali» di smistamento di documenti falsi anche per i terroristi dell’Isis. Ora, è stato arrestato e condannato un ceceno di 37 anni
3 Minuti di Lettura
Martedì 3 Maggio 2022, 20:28 - Ultimo aggiornamento: 20:45

Si chiude con una pena di quattro anni e dieci mesi di prigione il processo al ceceno 37enne Turko Arsimekov, il falsario arrestato a novembre 2020 dall’Antiterrorismo di Milano. L'accusa per cui è stato condannato è quella di aver fatto parte di una delle più vaste «centrali» di smistamento di documenti falsi anche per i terroristi dell’Isis. Inoltre, la procura ha definito il legame dell’allora richiedente asilo Arsimekov con Kujtim Fejzullai, 20enne che il 2 novembre del 2020 ha commesso un attentato a Vienna uccidendo 4 persone.

Leggi anche > Terremoto in Piemonte, scossa di magnitudo 3.8 a Cuneo: paura tra i cittadini

Come riporta la Stampa, la sentenza è arrivata oggi dalla decima sezione penale del Tribunale di Milano (presieduta da Antonella Bertoja) a seguito dell'inchiesta coordinata dal capo del pool Antiterrorismo milanese Alberto Nobili e dal pm Enrico Pavone, che nel giugno 2021 aveva portato, nelle indagini condotte dalla Digos e dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf milanese, ad un'ordinanza di custodia cautelare a carico del ceceno (già precedentemente arrestato a Varese nel novembre del 2020) e di altre sei persone, tutti ucraini.

La sentenza di 4 anni e 7 mesi, infatti, riguarda anche il 43enne Hennadiy Paskaryuk e sua madre 65enne Lyubov Paskaryuk, entrambi di origine ucraina. Stando all'accusa, Arsimekov era il broker che procacciava i clienti e si faceva inviare denaro e foto. Poi, girava tutto a Vitalii Zaiats, al vertice del gruppo e già condannato in abbreviato, che faceva realizzare i documenti in Ucraina e li recapitava in Italia attraverso la coppia di madre e figlio, che li consegnavano ad Arsimekov, tra l'altro anche indagato in un filone ancora aperto per terrorismo internazionale. Era lui, al termine della catena, a spedire i documenti falsi in un plico al cliente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA