Filippo La Mantia, l'appello: «Sono disperato, non trovo camerieri disposti a lavorare fino a tarda notte»

«I ventenni non cercano più un lavoro nella ristorazione»

Martedì 26 Aprile 2022
Chef Filippo La Mantia

Dopo Alessandro Borghese e Flavio Briatore, anche Filippo La Mantia lamenta la carenza di personale nel settore della ristorazione. Tutta colpa del Covid che ha cambiato le esigenze dei giovani, sempre meno disposti a fare sacrifici e a impegnarsi.

 

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Filippo La Mantia e i giovani: «Non vogliono più lavorare nella ristorazione»

In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera lo chef siciliano tocca di nuovo un tasto dolente del nostro Paese: l'occupazione giovanile. Secondo Filippo La Mantia il problema non starebbe tanto nella mancanza di offerta da parte di ristoranti, pizzerie e agenzie di catering – sempre alla ricerca di personale –, quanto nella scarsa attitudine dei ragazzi di oggi a rimboccarsi le maniche per fare turni serali e festivi.

«Io sono disperato perché non trovo camerieri, le prime domande che mi sento fare ai colloqui sono: ‘Posso avere il part time?’ e ‘Posso non lavorare la sera?’» spiega Filippo La Mantia, che ha riaperto da poche settimane il suo ristorante al Mercato Centrale di Milano. «Ma io non penso che chi mi chiede questo sia sfaticato – puntualizza lo chef, prendendo le distanze dal pensiero del collega Alessandro Borghese –. È che i ragazzi hanno proprio cambiato mentalità: fino a prima del Covid per loro era importante trovare un impiego, adesso è più importante avere tempo. Non sono disposti a lavorare fino a tarda notte o nei giorni di festa. Sinceramente non vedo una soluzione».

 

Per Filippo La Mantia, che da giovane stava al Majestic di Roma dalle 9 del mattino all’1 di notte per imparare, la pandemia è stata «un cambiamento epocale», «un'epifania per tutti», che ha obbligato tutti a fermarci e ci ha fatto capire che «prima vivevamo in un frullatore senza nemmeno rendercene conto. E, come in tutti i settori, anche in questo ci sono due categorie di persone: quelle che vivono la ristorazione come una vocazione, che ne sono profondamente coinvolte, e quelle che la vivono come un lavoro. Queste ultime hanno lasciato. E i ventenni post Covid non cercano più questo, di lavoro».

 

«Avrò fatto almeno 80 colloqui nelle ultime settimane, ma niente. I ragazzi non ne vogliono sapere. Con me c’è sempre l’avvocato del lavoro, offriamo come livello base 22 mila euro lordi l’anno (1300-1400 euro netti al mese) per turni di 8 ore, soprattutto nella fascia 16-24, con straordinari pagati. Ma il fatto di dover essere impegnati fino a mezzanotte li fa scappare». Per far fronte alla carenza di personale lo chef ha ammesso di essersi rivolto alle agenzie di catering che forniscono personale a ore, «ma non posso andare avanti così ancora per tanto perché i costi stanno lievitando. Non ho soluzioni: in sala ultimamente ci sto io, però sul lungo periodo non so che fare. Probabilmente cancellerò il menu alla carta la sera e terrò solo la formula buffet, che richiede meno servizio».

 

Per l'oste palermitano – come ama definirsi lui stesso –, il Covid ha cambiato i tempi e i sogni dei giovani. «Come quando noi volevamo un Paese diverso negli anni Sessanta e Settanta: è una presa di coscienza quella di mettere al centro della propria vita il tempo, è la tendenza di questo momento storico. Come si può condannarla?».

 

Ultimo aggiornamento: 22:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA