Bergamo, il dott. Poidomani: «Polmoniti denunciate 45 giorni prima, ignorati da Gallera perché contrari alla sua linea»

Martedì 30 Giugno 2020 di Simone Pierini
Bergamo, il dott. Poidomani: «Polmoniti denunciate 45 giorni prima, in Lombardia se ne sono fottuti. Ignorati da Gallera perché contrari alla sua linea»

«Noi medici di base in prima linea ignorati perché contrari alla linea di Gallera». È l'attacco frontale del dottor Pietro Poidomani, 65 anni, che a inizio marzo fu ricoverato dopo esser risultato positivo al Covid, nei confronti dell'assessore al Welfare della Regione Lombardia. Secondo il medico di base lombardo «Dal nostro allarme sono stati persi almeno 45 giorni» aggiungendo come «le prime mascherine siano state comprate con i miei soldi»

«Comandare e fottere la gente. Questo ha imparato a fare la politica lombarda, capace di ignorare l'allarme arrivato dal territorio perdendo almeno 45 giorni». Sono le parole dure pronunciate da Poidomani nella sua denuncia. Il medico di base a Cividade al piano a 25 chilometri da Bergamo, scampato al coronavirus nella zona più flagellata d'Italia e che tra i primi provò a denunciare all'ats di Bergamo, che oggi certifica ad Alzano 110 polmoniti sospette fra novembre e gennaio scorso, la necessità di indagare su un fenomeno che stava già colpendo il territorio del bergamasco e che arrivò a far saltare la scuola a intere classi. «lo stesso tipo di strane polmoniti che ora l'azienda certifica erano già state notate - dice all'Adnkronos - i medici di base l'avevano capito che non era un semplice raffreddore, ma sui nostri allarmi nessuno ha deciso di indagare, di approfondire».

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Se si fosse fatto, secondo Poidomani «la strage si sarebbe potuta evitare. Ad occhio l'andamento di polmoniti anomale si vedeva già ai primi di gennaio, in coincidenza con il picco di influenza stagionale; io ne parlai con alcuni miei colleghi e trovai conferma. Facile anche collegare la situazione con quanto stava avvenendo in Cina, che stava bloccando milioni di persone. Tra l'altro c'era anche la segnalazione del ministero. Ma niente, abbiamo perso almeno 45 giorni».

Un lasso di tempo che avrebbe potuto far compiere alla Lombardia e al Bergamasco una strada diversa, con una narrazione differente: «all'Ats sarebbe bastato schiacciare un bottone e vedere i collegamenti tra quelle polmoniti, capire cosa stava succedendo e intervenire». Secondo il medico la ragione del voler stare fermi e ignorare tutto sarebbe dovuta alla politica: «non parlo di colore politico, perchè il Veneto si è mosso bene, a metà gennaio Crisanti a Padova aveva già i reagenti». La ragione sarebbe da ricercare nella diversità di vedute tra personale medico di base e assessorato al Welfare lombardo. «Siamo stati ignorati perchè i medici di base non erano in linea con l'assessore Gallera e la riforma sanitaria, soprattutto per la gestione dei malati cronici, guarda caso quei vecchietti che poi sono quelli che più sono caduti sotto i colpi del coronavirus».

Per Poidomani che quando ha visto le radiografie dei suoi polmoni non riusciva a capire come avesse potuto cavarsela «in Lombardia se ne sono fottuti. Ha prevalso un interesse economico e non l'interesse della gente. E d'altronde se tra la classe politica c'è chi dice che i medici sul territorio sono inutili e ti trattano come pezze da piedi e ignoranti i risultati si vedono». Il medico ricorda che «ora arrivano le tute e le mascherine, ma le prime me le sono dovute comprare io. Quando ho visto il paziente numero 1 io l'ho detto, quelli sono tutti covid. E si e passati in una settimana da un paziente a 56 morti e 2000 positivi, ma da una goccia non può venire un'alluvione. Si poteva evitare. Forse c'erano interessi diversi in gioco; l'ordine sulla riapertura del pronto soccorso di Alzano la dice lunga. Ad Alzano si e visto che c'erano polmoniti gravi anomale a fine dicembre e nessuno si è studiato niente. Insomma, se si fosse dato credito di più a chi era sul territorio forse oggi si piangerebbero meno morti». Il problema «è che questi signori sono più preoccupati di mettere le cravatte che le mascherine. In Sicilia c'è un proverbio che dice che si prova più piacere a comandare che a fottere; in Lombardia sono riusciti a comandare e a fottere contemporaneamente e non è poco».

Ultimo aggiornamento: 19:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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