Moglie e figlia uccise, Alessandro Maja non va in carcere: «Incompatibile con la detenzione». È ricoverato in psichiatria

Gli avvocati Enrico Milani e Sabrina Lamera hanno detto che Maja «si trova in ospedale a Monza, in psichiatria»

Venerdì 6 Maggio 2022
Moglie e figlia uccise, Alessandro Maja non va in carcere: «Incompatibile con la detenzione»

Non riesce a parlare, è caduto in uno stato di prostrazione profonda e deve essere aiutato con l'ossigeno per respirare. Forse comincia realizzare ciò che ha commesso. E' saltato l'interrogatorio di Alessandro Maja, il geometra 57enne accusato dell'omicidio della moglie Stefania e della figlia Giulia e del tentato omicidio del figlio Nicolò, mercoledì scorso nell'abitazione di famiglia a Samarate (Varese). Le sue condizioni psichiche sarebbero incompatibili con il carcere.

 

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A dirlo sono i suoi avvocati difensori, Enrico Milani e Sabrina Lamera, i quali hanno detto che Maja «si trova in ospedale a Monza, in psichiatria», una notizia che gli è stata comunicata «ieri sera». Il 57enne era atteso a Busto Arsizio per l'interrogatorio di garanzia, che ora verrà rinviato a quando Maja sarà in grado di parlare. Si è intanto appreso che la moglie Stefania sia era rivolta a un avvocato per la causa di separazione.

 

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Lo scenario

Nicolò, 23 anni, forse sogna gli aerei dal suo letto d'ospedale a Varese, dove è stato sottoposto a un delicato intervento alla testa ed è ora ricoverato in prognosi riservata, sopravvissuto per un soffio ai colpi di martello sferrati dal padre. In quegli attimi di terrore, con la mamma già morta distesa sul divano, la sorella aggredita nel sonno, il ventitreenne, perito aeronautico con la passione del volo, è l'unico che, secondo alcune testimonianze, è riuscito a gridare, allertando i vicini di casa. Non è però riuscito a fermare il padre, che si è scagliato su di lui con la stessa violenza.

 

Il grave trauma cranico che ha riportato ha costretto i medici a un'operazione d'urgenza per ridurre l'ematoma. Un intervento dal quale Nicolò potrebbe svegliarsi, ma senza una garanzia circa la sua futura qualità della vita. Lui, fresco di brevetto da pilota, aveva reso orgogliosa la sua mamma che, proprio nel giorno del suo traguardo, gli aveva dedicato parole dolci, perché la cosa che più lui desidera al mondo è volare.

 

Maja - fondatore di uno studio a Milano che cura i progetti di negozi e locali di food and beverage, «vulcanico di idee» come si definiva sul sito della società - è stato invece trasferito dall'ospedale di Busto Arsizio al carcere di Monza, dopo essere stato sottoposto a una medicazione specifica all'ospedale San Gerardo questa mattina. Dopo il duplice delitto e i colpi inferti al figlio, credendo di aver ucciso anche lui, Maja si è procurato delle ferite e delle ustioni, ma nulla che lo abbia messo in pericolo di vita. Sorridente nelle fotografie, attivo nel suo lavoro di progettazione di interni per attività commerciali, presumibilmente ha covato un'ingiustificata rabbia per la decisione della moglie di chiedere la separazione.

 

Cosa lo abbia portato a trasformarsi in omicida, in che modo abbia scelto di impugnare gli attrezzi da casa e trasformarli in armi, forse lo spiegherà lui stesso al Gip di Busto Arsizio (Varese) Luisa Bovitutti, che domani ha fissato l'interrogatorio di garanzia, se sarà in grado di rispondere. Ieri non ha risposto alle domande. «Lo abbiamo visto per pochi minuti ieri, - ha raccontato l'avvocato Enrico Milani, nominato difensore di fiducia da Maja, insieme alla collega Sabrina Lamera - ma non era in grado di rispondere alle domande, era sedato e aveva l'ossigeno». «Vi rendete conto di quello che mi hanno fatto? Non riesco a parlare», sono le uniche parole che Ines, la mamma di Stefania Pivetta, ha trovato la forza di pronunciare.

 

Chi è Alessandro Maja

Alessandro Maja è il fondatore di Maja Group, un atelier di progettazione che opera in Italia e all’estero e progetta spazi commerciali nel “Food&Beverage” - si legge nel sito dello studio -  è cresciuto tra i Caffè milanesi prima di trasferisi in provincia di Varese. E' lì, nella loro casa di via Torino, che ha impugnato un martello e ha colpito tutta la sua famiglia, uccidendo la moglie sul divano e la figlia minore di 16 anni, per poi scagliarsi contro il figlio maggiore, 23 anni, mentre dormiva. Poi ha tentato di darsi fuoco. Quando i carabinieri di Varese sono intervenuti in seguito a una segnalazione da parte dei vicini di casa lo hanno trovato fuori casa, lievemente ferito, e sporco di sangue.

 

«Vulcanico di idee, originali e stravaganti, ma concrete e funzionali», - così viene definito nel sito di presentazione del gruppo -  si è specializzato nella realizzazione di spazi architettonici non soltanto in Italia. Il suo studio, con sede sui Navigli, ha realizzato importanti progetti a Milano, Sicilia, Spagna, Olanda, Venezuela, intervenendo anche nella realizzazione di alcuni spazi all’interno dell’ Aeroporto Intercontinentale di Malpensa, nonché di uno spazio all’interno della Stazione Ferrovie Nord Cadorna di Milano. Cosa sia scattatato nella testa di quest'uomo, un professionista affermato, è ancora un mistero. La famiglia, come riporta il sindaco di Samarate, Enrico Puricelli, non aveva mai fatto pensare che avesse problemi. Alessandro e Stefania erano sposati dal 1992.

Ultimo aggiornamento: 23:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA