Marcella Boraso, uccisa a 59 anni: solo in 20 al suo funerale. La rabbia del parroco contro la comunità

Sabato 1 Agosto 2020 di Teresa Infanti
Marcella Poraso, uccisa a 59 anni: solo in 20 al suo funerale. La rabbia del parroco contro la comunità
PORTOGRUARO - «Bisognava che Marcella morisse così perché scoprissimo il suo nome. Dov'è la comunità? Come accolgono le istituzioni? Chi l'ha uccisa ha dato il peggio di sé».
È un'omelia dura e molto diretta quella di don Andrea Ruzzene, il parroco che ieri ha celebrato, nella chiesa di Beata Maria Vergine, il funerale di Marcella Boraso, la 59enne originaria di Padova, ferocemente assassinata nel suo appartamento di via Croce Rossa.

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Con l'accusa di omicidio è stato fermato dai Carabinieri Wail Boulaied, un 23enne di origine marocchine che dal 2017 occupava abusivamente un alloggio Ater della stessa via, assieme ad un'altra persona dello stesso nucleo familiare. Anche se le indagini sono ancora in corso, sarebbero più d'uno gli elementi di prova che confermerebbero la sua colpevolezza.

FUORI I FOTOGRAFI
Nella chiesa di via Sardegna pochissimi, appena una ventina, i fedeli che hanno voluto dare l'ultimo a Marcella. Nemmeno i vicini di casa, nonostante la 59enne abitasse in un insediamento popolare dell'Ater. Una discrezionalità probabilmente ricercata anche dalla famiglia, che non solo non ha voluto affiggere alcuna epigrafe, ma che ha tenuto lontani dalla chiesa anche i fotografi.

«Questa terribile circostanza, così emblematica - ha detto don Andrea mette a nudo la nostra comunità. Più volte abbiamo incrociato in queste strade Marcella, con in mano la sua bici, ma di fronte alle fragilità ci mettiamo tutti, me compreso, sulla difensiva. Non sappiamo cosa fare, come reagire. Gesù ha aggiunto, commentando un passo del Vangelo di Marco - ci insegna invece come accogliere le persone fragili. Gesù vuole sapere, noi non vogliamo sapere. Gesù ci chiede di accogliere per ascoltare ed includere. Non è facile farlo perché le persone fragili amano stare da sole ma oggi dobbiamo domandarci dov'è la comunità? Come include? Come accolgono le istituzioni? Siamo un problema, un numero o siamo persone? La nostra umanità si è disumanizzata. Ciò che è successo è stato un assalto di disumanità. Non avremmo voluto imparare nulla da Marcella ed invece ci ha insegnato ad essere umani».

«CHIEDIAMO PERDONO»
Don Andrea, evidentemente riferendosi al presunto colpevole, ha detto chiaramente che chi viene in Italia deve rispettare le nostre regole. «Dovremmo chiedere a chi ha compiuto questo terribile omicidio cosa ci sia dentro il suo cuore. In un mondo globalizzato ha proseguito - non si possono creare muri o barriere, ma bisogna mettere assieme culture e diversità. Il ché non significa essere tutti uguali, ma ascoltarsi senza scontrarsi. Questa ha aggiunto è la sfida del nostro tempo: se non la affrontiamo cose di questo genere succederanno ancora. Chi ha ucciso Marcella ha dato il peggio di se». Don Andrea ha poi chiesto perdono a Dio e a Marcella per averla lasciata nel suo isolamento. «Anche chi l'ha uccisa ha concluso - dovrebbe chiedere perdono, altrimenti non potrà mai umanizzarsi».

Al termine della cerimonia funebre la salma, a cura dell'impresa Duomo, è stata portata nel cimitero cittadino. La possibilità di cremazione è stata infatti negata dall'autorità giudiziaria nell'eventualità siano necessarie ulteriori indagini sul corpo della donna. Il brutale omicidio era stato scoperto dai Vigli del fuoco, chiamati dai vicini di casa della donna perché dalla sua abitazione, un alloggio di edilizia residenziale pubblica dell'Ater di cui era regolarmente assegnataria dal 2007, usciva del fumo. Un incendio appiccato appositamente per depistare le indagini, che in poco tempo hanno tuttavia portato al fermo del 23enne, già noto alle forze dell'ordine. Ultimo aggiornamento: 09:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA