Perde il lavoro per un caso di omonimia: «Querelo i miei ex colleghi, mi hanno rovinato la vita»

Il 47enne Francesco Rossi, residente a Prato, ha perso il lavoro dopo che un suo omonimo e collega era stato indagato per stupro ai danni di una 16enne

Perde il lavoro per un caso di omonimia: «Ora querelo gli ex colleghi, mi hanno rovinato la vita»
Perde il lavoro per un caso di omonimia: «Ora querelo gli ex colleghi, mi hanno rovinato la vita»
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Mercoledì 15 Giugno 2022, 16:01

Ha perso il lavoro e si è visto infangare il nome per una drammatica coincidenza: un caso di omonimia e lo stesso mestiere di un indagato per violenza sessuale. Il 47enne Francesco Rossi, però, non ci sta e non vuole arrendersi.

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L'uomo, ex guardia giurata residente a Prato ma di origini pugliesi, è stato scambiato per un'altra persona: Francesco Rossi, anche lui guardia giurata, finito al centro di un'inchiesta per violenza sessuale, finita con la condanna, per violenza sessuale su minorenni, di Matteo Valdambrini, il 'Vampiro' di Montemurlo.

Alcuni colleghi, secondo quanto denuncia il 47enne a La Nazione, per metterlo in cattiva luce davanti ad alcuni clienti, avrebbero iniziato a sostenere che fosse lui l'indagato dell'inchiesta, e non l'omonimo che faceva la sua stessa professione ma che, da aiutante di un prete esorcista e aspirante diacono, avrebbe approfittato di una 16enne che aveva chiesto aiuto al sacerdote per liberarsi dal 'Vampiro'. Tutto era nato durante una delle ultime udienze a carico di Valdambrini, quando il giudice aveva inviato in Procura gli atti della deposizione della giovanissima vittima per fare accertamenti su Francesco Rossi.

«Purtroppo il mio è un nome molto comune e, come se non bastasse, quell'uomo indagato per violenza sessuale faceva il mio stesso lavoro. Gli articoli di giornale hanno iniziato a girare e c'è chi ha iniziato a dire che io ero 'il mostro', 'il pervertito'» - spiega Francesco Rossi - «Sono convito che qualche collega abbia intenzionalmente messo in giro la voce secondo cui quel Francesco Rossi apparso nell’articolo di giornale sono io. Voglio che tutti vedano la mia faccia e che sappiano che non sono io quel Francesco Rossi».

L'uomo si è rivolto ad un avvocato pratese, Paolo Tresca. Che ora spiega: «Il mio assistito ha avuto molti problemi, fino a perdere il lavoro. Siamo convinti che chi ha fatto circolare l’articolo lo abbia fatto in maniera maliziosa facendo passare l’altro Francesco Rossi per il mio assistito. Adesso ci sono accertamenti in corso e vedremo che cosa succederà».

La vittima di una situazione così assurda, poi, aggiunge: «La prima cosa che mi chiedevano i clienti al Macrolotto era se fossi io l'indagato per violenza sessuale, è stata una vergogna. Era anche inutile dire che io non c'entravo nulla, mi guardavano tutti male e nessuno mi credeva. Ora vorrei solo rifarmi una vita, senza dovermi addossare una colpa che non ho».

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