Caronia, chiuse le indagini: «Viviana uccise Gioele e poi si tolse la vita». I corpi saranno restituiti per i funerali

Giovedì 29 Luglio 2021
Caronia, chiuse le indagini: «Viviana uccise Gioele e poi si tolse la vita». I corpi saranno restituiti per i funerali

Chiuse le indagini sulla tragedia di Caronia. A un anno di distanza, la Procura di Patti (Messina) ha chiesto al gip di archiviare il caso della morte di Viviana Parisi e di suo figlio, Gioele Mondello. Secondo i pm, non fu un caso di omicidio: Viviana avrebbe ucciso il figlio prima di lanciarsi dal traliccio dove poi era stata ritrovata morta dopo qualche giorno.

 

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Per gli inquirenti, Viviana Parisi, 41 anni, prima uccise il figlio, forse strangolandolo, e poi si sarebbe tolta la vita gettandosi dal traliccio sotto il quale fu ritrovata cadavere quasi una settimana dopo la sua scomparsa. La Procura ha ora autorizzato la restituzione dei resti di Viviana e Gioele, che consentirà così alla famiglia di dare loro l'ultimo saluto. Oggi la Procura, come confermato all'Adnkronos da ambienti giudiziari, ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta: il procuratore capo Angelo Vittorio Cavallo ha inviato la richiesta al gip. L'inchiesta era stata aperta per omicidio, sequestro di persona e omissioni di atti di ufficio.

 

Viviana e Gioele, il pm: «Nessun soggetto estraneo è intervenuto negli eventi»

«È possibile affermare, con assoluta certezza - afferma il procuratore di Patti in una nota - come nella vicenda in esame non sia configurabile alcuna responsabilità dolosa o colposa, diretta o indiretta, a carico di soggetti terzi. Nessun soggetto estraneo ha avuto un ruolo, neanche marginale, mediato o indiretto, nella causazione degli eventi». Secondo la ricostruzione del magistrato, dopo analisi e accertamenti a 360 gradi, «l'intera vicenda, in realtà, è ascrivibile in modo esclusivo alle circostanze di tempo e di luogo, al comportamento ed alle condotte poste in essere da Viviana Parisi e al suo precario stato di salute, purtroppo non compreso sino in fondo, in primo luogo da parte dei suoi familiari più stretti».
Le indagini hanno dimostrato, secondo la Procura, che la donna, «subito dopo l'incidente in galleria, una volta uscita dall'autovettura e recuperato Gioele, si sia volontariamente allontanata insieme al suo bambino dalla sede autostradale, nascondendosi tra la fitta vegetazione esistente sul bordo autostrada, non rispondendo ai richiami delle persone che pure la stavano cercando». «Tutte le indagini tecniche svolte (indagini cinematiche, medico - legali, genetiche, veterinarie, etc.) - aggiunge il procuratore - hanno permesso di accertare come Viviana, senza ombra di alcun dubbio, si sia volontariamente lanciata dal traliccio dell'alta tensione, con chiaro ed innegabile intento suicidario».

 

Viviana e Gioele, i legali della famiglia: «Esamineremo gli atti e decideremo se opporci»

«Abbiamo appena ricevuto via Pec la richiesta di archiviazione del'inchiesta sulla morte di Viviana Parisi e il piccolo Gioele. Avanzeremo richiesta di accesso al fascicolo per esaminare tutte le consulenze del pm e le valutazioni che hanno portato la Procura ad avanzare richiesta di archiviazione. Dopo di che decidere se fare opposizione». A dirlo, intervistato dall'Adnkronos, è l'avvocato Pietro Venuti, legale della famiglia di Viviana Parisi, la deejay trovata morta nell'agosto 2020 nei boschi di Caronia, con il figlio Gioele.
«Allo stesso tempo avremo la possibilità di analizzare tutte le indagini - dice - e che fino a questo momento erano a noi vietate, dopo l'analisi valuteremo la possibilità di una eventuale richiesta di opposizione alla richiesta d'archiviazione». «Solo dopo avere esaminato gli atti decideremo - dice - Noi abbiamo sempre respinto la tesi dell'omicidio-suicidio. Di scenari ce ne possono essere tanti».

 

Caronia, Daniele a Viviana: «Curati, stai rovinando la nostra famiglia e la vita di Gioele»

Le indagini degli inquirenti hanno permesso di accertare che Viviana Parisi soffriva di un grave malessere psichico. La donna fu anche trasportata al pronto soccorso dell'ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto il 18 marzo 2020, in pieno lockdown. Il Procuratore capo di Patti, Angelo Vittorio Cavallo, ha scritto: «Il medico del Pronto Soccorso intervenuto ha ricordato di aver visto Viviana sdraiata per terra, che ripeteva la frase: "Abbiamo consegnato i nostri figli al demonio!". Circa tre mesi dopo, a fine giugno, la donna era stata nuovamente condotta presso il Pronto Soccorso del Policlinico di Messina, per avere ingerito, volontariamente, come dicono i medici, dei farmaci "con chiaro intento autolesivo". Episodi non isolati».
«Tutti i familiari, gli amici ed i vicini di casa di Viviana Parisi hanno dichiarato come la donna, nel corso del tempo, avesse dato luogo a numerosi episodi di instabilità psicologica, adottando comportamenti singolari», come la lettura della Bibbia sul balcone di casa o nel sagrato della chiesa, in pieno lockdown, «nonché accusando manie di persecuzione e timori di vario genere, come quello di essere controllata da sconosciuti, anche attraverso la televisione ed il telefono cellulare, oppure ritenendo di essere pedinata da macchine di grossa cilindrata».
Agli atti dell'inchiesta e della richiesta di archiviazione ci sono anche i messaggi che Daniele Mondello scriveva alla moglie per chiederle di prendere le medicine. L'8 giugno 2020 Mondello scriveva alla moglie: «Prendi le pillole, se ami tuo figlio». Ed ancora: «Hai rovinato la nostra famiglia, vergognati, mi dispiace solo per mio figlio che non si meritava questo.». «Curati!».
Nella stessa data Mondello inviava il seguente screenshot alla moglie Viviana: "Centro di Terapia Strategica - Research Training, Psychotherapy Institute - Paranoia e manie di persecuzione. L'intervento attraverso la psicoterapia breve strategica" e, subito dopo, il seguente messaggio: «Leggi bene, non essere presuntuosa, questo è il problema che ti sono stato vicino per aiutarti, ma tu non vuoi farti aiutare e stai distruggendo la vita di nostro figlio, la tua e la mia e stai facendo soffrire la tua famiglia e la mia, per una volta ascolta chi ti vuole veramente bene!».
«Le precarie condizioni di salute della donna, peraltro, sono state confermate dalla risultanze dell' «autopsia psicologica» operata dal Professor Picozzi, il quale ha stabilito come la donna soffrisse di «una patologia di importante di valenza psicotica», patologia dalla quale non si era mai ripresa completamente. In altre parole, la donna soffriva di un «disagio preesistente da almeno due anni», con aspetti clinici tali da spingere a ipotizzare un accertamento sanitario obbligatorio per fronte alla situazione, caratterizzati dalla «presenza di spunti psicotici, con tematiche mistiche, persecutorie e di rovina (riferimenti al demonio, interpretatività delirante - il diavolo nel serpente del bastone di Asclepio -).
Secondo il consulente «l'incidente stradale ha rappresentato uno stressor acuto che ha valicato ogni capacità di elaborazione e risoluzione; tale situazione è stata causata da »una interpretazione persecutoria dell'evento», come se il sinistro fosse stato «causato intenzionalmente, per nuocerle, da inesistenti aggressori», oppure, in alternativa, dall'innescarsi del timore inaccettabile che il marito ne approfittasse per toglierle la potestà genitoriale, allontanandola per sempre dal suo bambino.

 

Secondo gli inquirenti, nella morte di Viviana e Gioele non sarebbe intervenuta alcuna azione esterna: la donna avrebbe ucciso il figlio e poi si sarebbe tolta la vita, quindi nessuno dei due sarebbe stato ucciso da animali selvatici o altre persone. Il corpo del piccolo sarebbe stato attaccato da animali selvatici, molto presumibilmente delle volpi, solo dopo la morte, che secondo gli inquirenti sarebbe giunta nello stesso giorno della scomparsa e pochi minuti dopo l'incidente. Per i pm, Viviana avrebbe tentato di fuggire con il figlio, temendo che il marito potesse toglierglielo.

Ultimo aggiornamento: 30 Luglio, 08:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA