In 15 contro 1: violinista venticinquenne aggredito brutalmente nel centro di Torino

Mercoledì 23 Settembre 2020 di Nico Riva

Ancora un episodio di brutale violenza. Ancora un pestaggio insensato. Come spesso si è letto in queste settimane sulle testate italiane (dalla morte di Willy alle aggressioni di Savona e Padova), un gruppo di balordi ha aggredito un povero malcapitato senza alcun motivo, per divertimento e ignoranza. Stavolta la vittima di aggressione è Raul Rao, 25 anni, venezuelano, picchiato selvaggiamente nel pieno centro di Torino per una sigaretta. 

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Erano circa le 3.30 della notte tra sabato 19 e domenica 20 settembre quando Raul, studente del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, si avviava verso casa. Raul è un violinista, e spesso suona nei fine settimana nei locali del centro torinese. Stava attraversando la centralissima via Po, a due passi dalla Mole Antonelliana, di ritorno da un concerto in piazza Vittorio. All'improvviso, «una quindicina di persone, ragazzi e ragazze che avranno avuto tra i 20 e i 25 anni» gli si parano davanti, dichiara a La Stampa. 

Uno di loro inizia a chiedergli insistentemente una sigaretta, nonostante Raul continui a rispondergli: «Non ho niente, mi dispiace». Quello però ha continuato, poi ha iniziato ad urlare e dal nulla gli ha sferrato un calcio alla schiena. «Ha continuato a colpirmi. Sul petto, sul volto. Ho tentato di coprirmi il viso con le braccia», racconta il venticinquenne. Il resto del branco a quel punto si è mosso verso di loro. «Ho visto che i suoi amici iniziavano a correre. Ho pensato volessero aiutarmi, che volessero fermare quell’uomo che sembrava drogato o ubriaco. Sono stato un ingenuo».

Si sono uniti al primo aggressore, accanendosi sul corpo di Raul steso a terra con calci e pugni. «Sembravano divertiti», dice Raul. Infine, uno dei balordi ha preso dal suo zaino un manganello e ha colpito il violinista venezuelano alla testa, provocandogli una brutta ferita alla tempia. «Ad un certo punto, non so neanche io come, sono riuscito a divincolarmi e a fuggire». A quel punto Raul ha chiamato un amico che vive lì, e gli ha chiesto di ospitarlo e nasconderlo. «Non ho chiamato subito la polizia, perché al mio paese i poliziotti non sempre sono d’aiuto».

Raul è arrivato a casa dell'amico, gli ha raccontato della brutta disavventura di quella notte e poi è andato a farsi medicare all'ospedale Mauriziano. Alla fine, Raul sporge anche denuncia, convinto dal suo insegnante del Conservatorio. La paura, lo shock e la rabbia rimangono, ma Raul non ha perso la fiducia nel capoluogo piemontese. «Dopo questo episodio, sono stato male. Ma Torino, ormai da due anni, è la mia città».

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