Variante Delta, aumentano i casi: «Lazio, Lombardia e Sardegna più a rischio». Ma i vaccini funzionano

Giovedì 17 Giugno 2021
Variante Delta, aumentano i casi: «Lazio, Lombardia e Sardegna più a rischio». Ma i vaccini funzionano

Calano i nuovi casi e i morti per Covid, ma scendono anche i tamponi. Lo afferma il monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe. Il monitoraggio indipendente rileva nella settimana 9-15 giugno 2021, rispetto alla precedente, una diminuzione di nuovi casi (11.440 vs 15.288) e decessi (411 vs 469). In calo anche i casi attualmente positivi (105.906 vs 181.726), le persone in isolamento domiciliare (102.069 vs 176.353), i ricoveri con sintomi (3.333 vs 4.685) e le terapie intensive (504 vs 688). Inoltre, da 9 settimane sono in costante calo anche i decessi, che nell'ultima settimana si attestano in media a 59 al giorno.

 

Leggi anche > Addio mascherina all'aperto, ecco da quando. Sileri: «Teniamola nel taschino»

 

Nelle ultime 5 settimane, rileva il report, il numero di persone testate si è ridotto del 31,5%, scendendo da 3.247.816 a 2.223.782. «Da 13 settimane consecutive - dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE - si registra una discesa dei nuovi casi settimanali. Se la costante riduzione del rapporto positivi/casi testati attesta una ridotta circolazione del virus, la progressiva diminuzione dell'attività di testing sottostima il numero dei nuovi casi e documenta la mancata ripresa del tracciamento dei contatti, fondamentale in questa fase della pandemia».

 

Aumenta la circolazione della variante Delta

 

Aumenta la circolazione della variante Delta in Italia, emerge dal monitoraggio Gimbe. Secondo l'ultima indagine di prevalenza delle varianti pubblicata dall'Istituto superiore di sanità il 18 maggio - si legge nel report - la variante Delta (più contagiosa di circa il 60% rispetto alla variante inglese) è all'1% con differenze regionali e un range che va dallo 0 al 3,4%: in particolare, la diffusione maggiore si registra in Lazio (3,4%), Sardegna (2,9%) e Lombardia (2,5%). Tuttavia - si evidenzia nel monitoraggio - nell'ultima settimana la variante Delta è stata isolata in due focolai a Milano e Brindisi, segno di una sua maggiore diffusione sul territorio nazionale che si rileva anche dal database internazionale Gisaid: rispetto ai sequenziamenti su campioni raccolti dal 19 maggio al 16 giugno, su 881 sequenze depositate 57 (6,5%) corrispondono alla variante Delta.

 

Rispetto all'efficacia dei vaccini - ricorda il documento - secondo i dati del Public Health England una singola dose di vaccino (Pfizer-BioNTech o AstraZeneca) ha un'efficacia solo del 33% nei confronti di questa variante, percentuale che dopo la seconda dose sale, rispettivamente, all'88% e al 60%. Inoltre, l'ultimo studio inglese (Public Health England) attesta che l'efficacia del ciclo completo nel prevenire le ospedalizzazioni è del 96% con il vaccino Pfizer-BioNTech e del 92% con quello AstraZeneca.

 

Almeno una dose vaccino a metà italiani

 

Metà della popolazione italiana ha ricevuto una dose di vaccino, ma mancano all'appello ancora milioni di over 60. Al 16 giugno il 50,5% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino (n. 29.949.601) e il 24,4% ha completato il ciclo vaccinale (n. 14.467.292). Nell'ultima settimana sono state raggiunte 3.892.072 milioni di somministrazioni, con una media mobile a 7 giorni di 537.765 mila inoculazioni al giorno. L'85,2% degli over 60 ha ricevuto almeno la prima dose di vaccino, con alcune differenze regionali: se la Puglia ha superato il 90% la Sicilia è sotto il 75%.

 

Nella popolazione di età superiore ai 60 anni, dunque, conclude il report, ben 2,66 milioni non hanno ancora ricevuto nemmeno la prima dose di vaccino e 6,2 milioni devono completare il ciclo vaccinale. «Riguardo al nuovo caos AstraZeneca - afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione - se nell'attuale contesto di bassa circolazione virale è totalmente condivisibile la decisione di limitare questo vaccino agli over 60, emergono alcune perplessità in merito all'obbligo di effettuare negli under 60 la seconda dose con vaccino a mRNA, già ribattezzata come "eterologa"».

 

«Pochi tamponi, sottostimato il numero dei casi»

 

«Da 13 settimane consecutive si registra una discesa dei nuovi casi settimanali. Se la costante riduzione del rapporto positivi/casi testati attesta una ridotta circolazione del virus, la progressiva diminuzione dell'attività di testing sottostima il numero dei nuovi casi e documenta la mancata ripresa del tracciamento dei contatti, fondamentale in questa fase della pandemia». A dirlo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, presentando il monitoraggio indipendente settimanale della Fondazione. «Nelle ultime 5 settimane, infatti, il numero di persone testate - indica il report - si è ridotto del 31,5%, scendendo da 3.247.816 a 2.223.782, con una media nazionale di 132 persone testate/die per 100.000 abitanti e rilevanti e ingiustificate differenze regionali» Il monitoraggio rileva, dunque, che continuano a diminuire i nuovi contagi.

 

Nella settimana 9-15 giugno 2021, rispetto alla precedente, i casi 11.440 (erano 15.288 nella settimana precedente) e 411 morti (contro 469). In calo anche i casi attualmente positivi (105.906 vs 181.726), le persone in isolamento domiciliare (102.069 vs 176.353), i ricoveri con sintomi (3.333 vs 4.685) e le terapie intensive (504 vs 688). In tutte le Regioni si conferma il calo dei nuovi casi settimanali (l'incremento percentuale in Molise è irrilevante in valore assoluto). Inoltre, da 9 settimane sono in costante calo anche i decessi, che nell'ultima settimana si attestano in media a 59 al giorno.

 

In dettaglio, dal picco del 6 aprile i posti letto occupati in area medica sono scesi da 29.337 a 3.333 (-88,6%) e quelli in terapia intensiva da 3.743 a 504 (-86,5%). A seguito della rettifica della Regione Campania, poi, le persone in isolamento domiciliare dal picco del 28 marzo si sono ridotte da 540.855 a 102.069 (-81,1%). «Gli ingressi giornalieri in terapia intensiva - spiega Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione Gimbe - in calo da 10 settimane consecutive sono ora stabili con una media mobile a 7 giorni di 22 ingressi/die». «La costante riduzione dei pazienti ospedalizzati - afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui servizi sanitari della Fondazione Gimbe - ha portato l'occupazione dei posti letto da parte dei pazienti Covid al 6% sia in area medica che in terapia intensiva, con tutte le Regioni ampiamente sotto le soglie di allerta». 

 

«​Su mix vaccini nota univoca Aifa-Ministero»

 

«La Fondazione Gimbe chiede al ministero della Salute e all'Aifa di esprimersi congiuntamente con una nota univoca e definitiva» sul mix vaccinale, le parole di Cartabellotta. «Riguardo al nuovo caos AstraZeneca se nell'attuale contesto di bassa circolazione virale è totalmente condivisibile la decisione di limitare questo vaccino agli over 60 - sottolinea Cartabellotta - emergono alcune perplessità sull'obbligo di effettuare negli under 60 la seconda dose con vaccino a mRna, già ribattezzata come 'eterologà». Infatti, negli under 60 che hanno ricevuto la prima dose di AstraZeneca, la circolare 11 giugno 2021 del ministero della Salute dispone che 'il ciclo deve essere completato con una seconda dose di vaccino a mRna (Comirnaty o Moderna)'.

 

«Nonostante i presupposti immunologici, biologici e alcuni precedenti storici sul mix vaccinale, le evidenze scientifiche sono ancora preliminari. In particolare - si legge nel report - i 4 studi citati dal parere del Cts arruolano poco più di 800 persone e misurano l'efficacia del mix solo sulla risposta immunitaria e la sicurezza solo sugli effetti collaterali frequenti e a breve termine. In altre parole, ad oggi non esistono prove di efficacia della vaccinazione 'eterologà su Covid-19 severa, ospedalizzazioni e decessi, né su eventuali effetti collaterali rari». Alla data di pubblicazione della circolare del ministero della Salute - sottolinea la Fondazione Gimbe - il mix vaccinale risultava essere off label, ovvero fuori dalle indicazioni autorizzate.

 

La determina Aifa del 13 giugno 2021 ha 'sanatò il problema, con riferimento alla legge 648/96 e disponendo che i vaccini a mRna 'possono essere somministrati come seconda dose per completare un ciclo vaccinale mistò. Ovvero, la formula possibilista usata dell'Aifa per consentire l'utilizzo della vaccinazione 'eterologà contrasta con quella perentoria prevista dalla circolare del ministero della Salute. Il riferimento alla L. 648/96 prevede il 'consenso informato scritto del paziente dal quale risulti che lo stesso è consapevole della incompletezza dei dati relativi alla sicurezza ed efficacia del medicinale per l'indicazione terapeutica propostà. Ovvero, la legge 648/96 impone al cittadino di accettare o meno l'informativa fornitagli (se non firma il consenso non può completare il ciclo vaccinale) e al medico la responsabilità della prescrizione, in presenza di un'alternativa il cui profilo di efficacia e sicurezza è stato ribadito dall'Ema.

 

«Se presupposti immunologici e biologici e dati preliminari - rimarca Cartabellotta - lasciano supporre che la vaccinazione eterologa sia efficace e sicura, rimane l'incongruenza tra l'obbligo previsto dalla circolare del ministero della Salute e la possibilità riportata dalla determina Aifa. Infatti, secondo la formula possibilista di Aifa per gli under 60 la seconda dose con Pfizer o Moderna è solo un'opzione che il paziente è libero di accettare o rifiutare, optando per la seconda dose con AstraZeneca». «In ogni caso - insiste il presidente di Fondazione Gimbe - è indispensabile adeguare il modulo di consenso informato a quanto previsto dalla Legge 648/96 con adeguata informazione su benefici, rischi e incertezze delle opzioni per la seconda dose dopo AstraZeneca. Infine, per evitare che l'incongruenza tra le espressioni 'doverè e 'poterè si traduca in una responsabilità esclusivamente a carico dei medici, con il rischio di disincentivare l'attività vaccinale». 

Ultimo aggiornamento: 19:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA