Truffa telefonia, il Pm contro Wind. Chiesti accertamenti anche sulle altre compagnie

Sabato 4 Luglio 2020

Sarebbe «bastato, in tutti questi travagliati anni, verificare, su base mensile, quali fossero i Csp», i content service provider, «e 'aggregatori' i cui servizi fossero in misura maggiore oggetto delle richieste di disattivazione» per «reprimere» sul «nascere pratiche illecite che invece hanno sempre più preso piede», fino a «diventare prassi radicata e allo stato incontrastata». Lo scrive il pm di Milano Francesco Cajani, titolare dell'inchiesta sulla maxi truffa sui servizi telefonici, in uno degli atti inviati all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, chiedendo «accertamenti» anche su Vodafone e Tim, oltre che su Wind.

Serve, scrive il pm, un «sistema regolamentare nel quale ogni cittadino veda finalmente riconosciuto il proprio diritto ad acquistare una scheda sim» con «inibita la possibilità di vedersi attivare servizi premium» a sua insaputa. «Questo formato di business - ha messo a verbale un indagato - nasce nel 2009 (...) basta mettere qualsiasi cosa sulla 'landing page' (di un sito, ndr) e poi il resto è fatto».

L'EMENDAMENTO Nuovi poteri all'Agcom per bloccare i servizi di telefonia attivati senza consenso degli utenti. Lo prevede un emendamento a firma Brunetta, riformulato e approvato dalla commissione Bilancio della Camera che prevede l'Authority possa «ordinare, anche in via cautelare» la «rimozione di iniziative o attività destinate ai consumatori italiani e diffuse attraverso le reti telematiche o di telecomunicazione che integrano gli estremi di una pratica commerciale scorretta». I destinatari di questi ordini hanno l'obbligo di inibire «l'uso delle reti che gestiscono» o in relazione alle quali forniscono servizi, al fine di evitare la protrazione di attività pregiudizievole per i consumatori e poste in violazione del Codice del Consumo. Previste multe fino a 5 milioni in caso di inottemperanza degli operatori.

 

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