Suicidi in Polizia, la psicologa Giannini: «Decisiva l'attenzione dei colleghi, impariamo a cogliere gli indizi»

di Valeria Arnaldi
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Giovedì 7 Aprile 2022, 07:19 - Ultimo aggiornamento: 8 Aprile, 08:03

Non solo carabinieri. Anna Maria Giannini, docente di psicologia all'ateneo Sapienza (Roma) ed esperta dell'area di Psicologia dell'Emergenza dell'Ordine Psicologi Lazio, che collabora con la Polizia, la disponibilità di un'arma può influire sul numero di suicidi?
«Possedere un'arma offre una via immediata, diciamo, a chi decide di commettere un suicidio ma non è il fattore determinante. Le cause sono da ricercare in più fattori e spesso non sono immediate. Molti credono che togliersi la vita sia una scelta dettata da una malattia mentale, a volte invece è una decisione lucida».


Come viene affrontato il problema nella Polizia?
«Il problema è sempre stato affrontato in tavoli istituzionali in modo molto serio. Viene, inoltre, offerto supporto psicologico e si fa formazione agli agenti».


In che modo?
«Si insegna loro a riconoscere determinati segnali nei colleghi. Chi vive tutti i giorni accanto a una persona e la vede operare sul lavoro, può cogliere cambiamenti nel suo comportamento e nell'umore, notare un'improvvisa tendenza a isolarsi. O può venire a conoscenza di problematiche personali importanti. Una presenza vicina aiuta la persona con un problema psicologico e può essere utile per sollecitarla a chiedere aiuto».

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