Statali, aumenti in arrivo per gli alti dirigenti: salta il tetto dei 240mila euro

Spazio anche alle nuvoe assunzioni: per la P.A. stanziati in tutto 1,8 miliardi di euro

Mercoledì 29 Dicembre 2021
Statali, aumenti in arrivo per gli alti dirigenti: salta il tetto dei 240mila euro

Aumenti in arrivo anche per gli stipendi dei vertici della pubblica amministrazione. Il tetto fissato nel 2014 a 240 mila euro potrà essere rivisto all'insù adeguandosi agli incrementi previsti dai rinnovi contrattuali. La novità arriva con un emendamento alla manovra approvato al Senato e destinato a diventare legge: il testo viaggia blindato alla Camera dove incasserà la fiducia e poi l'ok definitivo, a un soffio dall'esercizio provvisorio.

 

Margini di modifica dunque non esistono più. Viene così tolto quello che i dirigenti della Pa hanno definito nel corso degli anni un «tappo» alla crescita e alla valorizzazione delle professionalità interne: con il passare del tempo direttori generali e capi dipartimento, i cui stipendi potevano continuare a crescere, si sono ritrovati ad avere buste paga identiche a quelle dei loro capi, figure con responsabilità anche istituzionali come il Ragioniere generale dello Stato o il Capo della Polizia o quello della Protezione civile.

 

Ora invece i numeri uno, anche delle aziende partecipate non quotate, potranno vedersi riconosciuti gli stessi aumenti dei colleghi che dirigono: la percentuale di incremento medio avuta dalla categoria di appartenenza, ad esempio il 3%, si rifletterà anche su chi ha incarichi apicali e quello nei fatti sarà il nuovo tetto. I primi effetti si avranno nel 2023, viene spiegato, ed essendo legati ai rinnovi contrattuali non saranno di certo annuali.

 

Il comma contenuto nel maxiemendamento, e approvato durante il rush notturno in commissione al Senato, apre le porte dunque a una revisione delle norme da ultimo volute dal governo Renzi. La prima stretta agli assegni dei superdirigenti infatti è del 2011 ma fu l'attuale leader di Iv, tre anni più tardi, a decidere di abbassarla a 240mila euro, giudicando la scelta «sacrosanta». Una scelta che poi nel 2017 incassò anche il via libera della Corte costituzionale: una sentenza decretò che si trattava di una decisione «legittima», che restava nei confini della ragionevolezza.

 

Non è comunque questa l'unica misura della legge di bilancio che riguarda la pubblica amministrazione. In tutto, come ha evidenziato anche il ministro della Pa Renato Brunetta, vengono stanziati 1,8 miliardi, di cui 650 milioni nel 2022, per «dare slancio alla riforma» dell'intera macchina statale. Salario accessorio, nuovo ordinamento professionale, formazione (50 milioni di euro), adeguamento delle indennità di sindaci e assessori sono tra i cardini principali. Spazio anche alle nuove assunzioni con fondo destinato a finanziare quelle a tempo indeterminato, con 100 milioni il prossimo anno che raddoppiano nel 2023 e nel 2024 e che si aggiungono a quanto già previsto dalle norme in vigore. Così come arriva pure una spinta per la messa a terra del Piano nazionale di ripresa e resilienza con il via libera alla proroga dei contratti di collaborazione e consulenza fino al 2026. 

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