Stalking, aggressioni, revenge porn: i reati più comuni di violenza sulle donne in Italia

Mercoledì 25 Novembre 2020
Stalking, aggressioni, revenge porn: i reati più comuni di violenza sulle donne in Italia

Stalking e aggressioni, ma anche revenge porn e matrimoni forzati, spesso con spose bambine. Sono questi i reati più comuni di violenza sulle donne in Italia, a un anno dall'introduzione della legge del Codice Rosso. A rivelarli è la Polizia di Stato, che in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne ha diffuso i dati sulle denunce e sulle azioni penali intraprese.

 

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La legge n. 69 del 19 luglio 2019 aveva introdotto nuovi reati di violenza sulle donne e perfezionato i meccanismi di tutela delle vittime. Ne emerge che, dei quattro delitti introdotti dalla legge, il più comune è quello dello stalking: in poco più di un anno, sono 1741 le violazioni accertate dei provvedimenti di allontanamento, del divieto di avvicinamento e dell'allontanamento d'urgenza. Le regioni dove si è registrato il maggior numero di violazioni sono Sicilia, Lazio e Piemonte.

 

Ci sono poi altri reati introdotti dal Codice Rosso, come quello di deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso (per cui è previsto l'ergastolo in caso di omicidio): sono 56 i casi denunciati, di cui gli autori al 92% sono uomini ma che riguardano anche un 76% di vittime maschili. C'è poi il fenomeno, sempre più dilagante, del revenge porn: sono 718 i reati denunciati, l'81% delle vittime è donna (per l'83% maggiorenni e per l'89% italiane) e si è registrato un picco nel mese di maggio. La regione con più denunce è la Lombardia, seguita da Sicilia e Campania.

 

Meno diffuso, ma non meno inquietante, il reato di costrizione o induzione al matrimonio, introdotto per contrastare i matrimoni forzati e spose bambine: sono 11 i reati accertati in un anno, con un 36% di vittime minorenni.

 

Franco Gabrielli, capo della Polizia di Stato, ha spiegato: «La violenza di genere è un crimine odioso che trova il proprio humus nella discriminazione, nella negazione della ragione e del rispetto. Una problematica di civiltà che, prima ancora di un’azione di polizia, richiede una crescita culturale. E’ una tematica complessa che rimanda ad un impegno corale. Gli esperti parlano di approccio olistico, capace di coinvolgere tutti gli attori sociali, dalle Istituzioni, alla scuola, alla famiglia». Vittorio Rizzi, capo della Direzione centrale della polizia criminale, ha invece preparato il dossier sulla violenza di genere e spiegato: «Ogni strategia complessa, che risente peraltro di retaggi culturali completamente superati, di stereotipi e pregiudizi, deve fondarsi su di un’approfondita conoscenza delle problematiche, basata su di un solido patrimonio informativo».

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