Selvaggia Lucarelli: «Quanti errori in due anni, dai virologi confusi agli aperitivi di Sala. Temo nuove varianti»

Covid, Selvaggia Lucarelli: «Quanti errori in due anni: dai virologi confusi agli aperitivi di Sala. Non sono ottimista, temo nuove varianti»
Covid, Selvaggia Lucarelli: «Quanti errori in due anni: dai virologi confusi agli aperitivi di Sala. Non sono ottimista, temo nuove varianti»
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Giovedì 10 Febbraio 2022, 08:25 - Ultimo aggiornamento: 11 Febbraio, 12:46

Selvaggia Lucarelli la trovi sul giornale, in radio, in tv, nei podcast e soprattutto sui social network. E in questi ultimi due anni si è occupata molto di pandemia, in trincea contro le inefficienze del sistema e le posizioni no-vax.

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Centocinquantamila morti per il Covid. Qual è la prima cosa che le viene in mente?
«Penso che è sparita una intera cittadina di provincia. Che anche se abbiamo imparato a metabolizzare il numero di decessi ogni mese muoiono migliaia di persone. Sono sempre tantissimi. Troppi».


Ora è più ottimista?
«No. Non ho le adeguate conoscenze scientifiche per esserlo. Dobbiamo ascoltare gli esperti. E anche loro, ahinoi, sbagliano. E spesso dicono cose diverse uno dall’altro. Ho paura che possa arrivare una nuova variante. E chissà come potrebbe essere».


Chi è il virologo del quale ha imparato a fidarsi di più?
«Non ho il mio virologo preferito. Ma credo che Burioni abbia capito prima degli altri che doveva sbilanciarsi meno, doveva essere più dosato. Anche il fatto che abbia scelto di apparire solo in un programma televisivo mi è parsa una decisione saggia. A differenza di tanti prezzemolini».


A questo punto deve dirmi qual è quello non le piace.
«Mi ha deluso molto Crisanti. In molte occasioni l’ho trovato ambiguo. Alcuni temi li ha trattati con leggerezza mentre la comunicazione in questo momento è importante».


Per esempio?
«La sua posizione sul Green pass. Diceva che fosse inutile. Io credo che il suo messaggio è stato ambiguo e nocivo. Al di là di tutto l’adozione del Green pass è stato quanto meno un incentivo a vaccinarsi».


Lei è stata molto critica nei confronti dell’operato della Regione Lombardia.
«La Lombardia è stata dall’inizio alla fine disastrosa. Chi non è morto di Covid è stato stremato dalla burocrazia e dall’inefficienza. A Natale eravamo tutti zombie in fila per fare un tampone. Ripensandoci l’assessore Gallera era “la variante più buona” del virus lombardo».


E Lazio, Veneto e Campania?
«Il Lazio mi sembra sia mosso molto meglio. Il Veneto è stato impeccabile soprattutto nella gestione della prima fase. Ha imposto rigore. C’è stata una guida sicura. Si è parlato di modello Zaia. Poi, però, ha ceduto alle pressioni degli imprenditori e ha fatto qualche compromesso. In Campania De Luca è stato un dittatore, e forse in una prima fase poteva anche servire. Ma la sua personalità l’ho trovata eccessiva, barocca, naif. Anche se nel complesso ha saputo dimostrare di saper stare al comando».


Anche lei ha ammesso di aver preso sotto gamba inizialmente il virus.
«Sì, A metà febbraio del 2020 quando arrivavano le prime notizia da Whuan, senza avere nozioni scientifiche a riguardo, giudicavo il numero ridotto (rispetto alla popolazione cinese) di decessi e contagiati non allarmante. Ma non sapevo della potenza del contagio e di come si moltiplicava in maniera esponenziale. Ho fatto dei tweet ingenui, di chi non capisce una cippa».


Un po’ come il sindaco di Milano Beppe Sala?
«No, no. Quando Sala e Nicola Zingaretti facevano gli aperitivi a Milano non ad Enna al grido di “Milano non si ferma” era molto dopo. Io ero già barricata in casa, gli ospedali erano già in sofferenza. Ne ero al corrente io, non posso pensare che non lo sapessero loro. Quella iniziativa ha rappresentato la tipica arroganza di un certo nord, la sua strafottenza per non fermare l’economia».


Lei è stata molto aggressiva contro chi aveva dei dubbi sui vaccini, non pensa che così facendo invece di convincere qualche indeciso lo ha avvicinato ai no vax?
«Credo che più si fa informazione e meglio è. Fare da megafono alla scienza credo sia una cosa buona, non credo contribuisca a irrigidire le convinzioni dei no vax. Guardi quello che accaduto a Trinca: nemmeno in fin di vita ha accettato di farsi intubare. Come pensa di poter dialogare con chi è così convinto delle sue idee da accettare perfino la morte».


Riesce a darmi un aggettivo su come i nostri leader politici hanno affrontato l’emergenza covid?
«Conte rassicurante. Salvini saltimbanco. Meloni pericolosa. Letta innocuo. Berlusconi, se penso a quando ha detto che aveva una super carica virale, direi gradasso». 


Cosa le ha tolto la pandemia?
«La fiducia nell’umanità. Sono rimasta delusa da come si sono comportate le persone anche gli affetti familiari. Pensavo che avremmo lottato tutti insieme, come un esercito compatto, questa guerra contro un nemico invisibile e invece nulla. Tanto egoismo. Tanta ferocia».


E le ha dato qualcosa?
«Sì, la convinzione della bellezza e importanza di fare giornalismo. Di fare informazione. Ho imparato tante cose che non sapevo, e ho contribuito a diffonderle. Chissà forse ho anche aiutato qualcuno».


Non crede che in Italia i massmedia abbiano esagerato nel parlare della pandemia?
«Informazione in eccesso no. Cattiva informazione sì. E la cosa grave che nessuno pagherà mai per questo. Dopo la prima ondata molti organi di stampa schierati a destra hanno usato pericolosi toni rassicuranti e così hanno messo a rischio molte persone».


Tra quei 150mila morti c’è anche qualche persona che le stava a cuore?
«Familiari e amici stretti no. Mi ha toccato molto la storia di una signora, Lina. E’ la zia del mio compagno Lorenzo. L’ho conosciuta a Cremona lo scorso anno; lei e suo marito avevano appena perso il figlio per una leucemia. E dopo un mese e mezzo si sono tutti e due contagiati. Lei ce l’ha fatta. Lui no. Non riesco a non pensare a lei».
 

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