Scuola, quando si riapre: lunedì 14 settembre l'avvio dell'anno scolastico 2020/2021. Il ministero: «Normalità il prima possibile»

Sabato 13 Giugno 2020

Scuola, decisa la data di riapertura: sarà lunedì 14 settembre. Con Riferimento al Dibattito in corso sulla dati di riapertura delle scuole e di ripresa effettiva delle lezioni, il Ministero dell'Istruzione precisa che «il Decreto Scuola, recentemente convertito in legge, stabilito dal primo di settembre, le scuole, ha riavuto per l'attività legata al recupero degli apprendimenti. Per quanto riguarda invece relativamente ufficiale delle lezioni, come già specificato nella giornata di ieri, la decisione - prosegue il ministero dell'Istruzione - deve essere presa insieme alle Regioni, a cui sarà proposta la data di lunedì 14 settembre, con l'aiuto di tornare alla piena normalità scolastica il prima possibile».

M5S a fianco di Azzolina.
«Il complesso lavoro svolto dalla ministra Azzolina continua ad essere foriero di spinte propositive che vanno incontro all'esigenza di far partire l'anno scolastico in sicurezza e conformemente ai bisogni di lavoratori, studenti e famiglie. L'indicazione del ministero di voler riaprire le scuole il primo settembre per le attività di recupero del gap formativo accumulato in conseguenza della chiusura delle attività in presenza ci trova assolutamente concordi e ci auguriamo che la consultazione che la Ministra avvierà in questi giorni con gli enti locali e con tutti gli attori coinvolti sia proficua», afferma Bianca Laura Granato capogruppo M5S in Commissione Cultura.

 

 

Assunzione docenti.
«Se a settembre si vuole introdurre il distanziamento, per via del perdurante pericolo Covid, sarà giocoforza comporre classi con al massimo 15 iscritti e assumere non meno di 160 mila docenti e 40 mila Ata in più. Non averli considerati, prevedendo anche la loro assunzione in ruolo da graduatorie d'istituto, è un errore strategico che l'amministrazione scolastica rischia di pagare a caro prezzo. Proprio nell'anno del record di supplenze annuali», sottolinea una nota dell'Anief che critica il ministero dell'Istruzione che, a suo dire, per il prossimo anno scolastico manterrà l'organico invariato. «Gli organici dei docenti - prosegue il comunicato - rimangono fermi anche nell'anno di emergenza Coronavirus e con la prospettiva di tornare in classe a settembre con un alto numero di classi sdoppiate».

L'organico.
Secondo il ministero dell'Istruzione, rileva l'Anief, «l'organico di diritto (quello stabile) dei posti comuni del personale docente per il 2020/2021 (comprensivo del potenziamento) risulta essere pari a 669.833 posti a fronte dei 669.648 complessivi del 2019/2020. L'organico di diritto dei posti di sostegno per il 2020/2021 è pari a 101.170 rispetto ai 100.080 dell'anno scolastico 2019/2020. Sul sostegno sono stati peraltro inseriti 1.000 posti in più che passano dall'organico di fatto (che può variare ogni anno) all'organico di diritto (quello stabile)». Ma secondo l'Anief, «quelli che per i dirigenti del dicastero dell'Istruzione sono dei numeri di cui andare fieri, per noi risultano invece dei dati davvero poco entusiasmanti: se davvero si vuole vincere la supplentite, infatti, le scuole vanno dotate di un organico totalmente di diritto. Fino a quando continueranno ad esistere cattedre vacanti e disponibili, considerate dall'amministrazione però di fatto proprio per non stabilizzare i precari e per risparmiare anche sugli stipendi di luglio e agosto, oltre che sulle ricostruzioni di carriera e sugli adeguamenti stipendiali, sarà letteralmente impossibile sconfiggere il precariato della scuola. Un fenomeno abnorme senza eguali in alcun Paese moderno», conclude la nota.

I genitori.
Il coordinamento genitori democratici, proprio oggi, aveva sollecitato il Ministro a non far slittare l'inzio della scuola. «È vergognoso questo modo di guardare all'infanzia e all'adolescenza noi dobbiamo risarcire i nostri ragazzi, tutti, perché sono stati privati di socialità, cura e conoscenza per troppi mesi», sostiene Angela Nava presidente del Coordinamento genitori democratici in merito al balletto delle date dell'inizio del nuovo anno scolastico, legato anche alle elezioni.

«Ci si sta adoperando tutti, con mille equilibrismi, affinché la scuola riesca ad aprire a settembre - ha sottolineato Nava - e ancora una volta apprendiamo che i nostri decisori politici immaginano di poter interrompere, come solitamente accade per le elezioni, l'attività didattica appena ripresa, dopo una situazione molto delicata, dopo 5 mesi di interruzione e di una situazione emergenziale che tutti conosciamo bene e di crisi profonda delle famiglie». «Da anni si parla di far svolgere le elezioni un altri luoghi pubblici che non siano le scuole - ha concluso Nava - caserme, uffici comunali. Si dice che nulla sarà come prima, ecco cominciamo concretamente con 'nulla sarà come primà e non interrompiamo la scuola per le elezioni. Questo potrebbe essere l'anno zero».
 

 

Ultimo aggiornamento: 20:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA