Sara Pegoraro, la mamma: «Era speciale, amava la vita ma i suoi mostri l'hanno portata via»

Il racconto, dolorosissimo, di una mamma costretta a dire addio alla propria figlia

Sara Pegoraro, la mamma: «Era speciale, amava la vita ma i suoi mostri l'hanno portata via»
Sara Pegoraro, la mamma: «Era speciale, amava la vita ma i suoi mostri l'hanno portata via»
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Venerdì 1 Luglio 2022, 13:15

«Mia figlia era una guerriera, una ragazza che amava la vita, aveva tante passioni e sogni altissimi». Così Marina, la mamma di Sara Pegoraro, ricorda la 26enne modella trevigiana, stroncata da una overdose.

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Sara aveva tante passioni e una forza inesauribile, che la spingeva ad abbracciare tutti i suoi interessi senza mai risparmiarsi. «Amava la vita, gli animali e la natura. Le riusciva tutto nella vita, ma aveva bisogno di momenti per sé, una solitudine cercata. Ultimamante aveva grandi progetti lavorativi, voleva seguire una squadra femminile di kart a Roma, insieme ad un amico» - spiega la mamma di Sara Pegoraro al Corriere della Sera - «Il lavoro da modella la divertiva, ma non era sempre così. A casa era semplice, sembrava un maschiaccio: sempre in tuta, scarpe da ginnastica e cappellino in testa. Diceva che le donne devono essere femminili per addolcire il mondo. Gli amici sono addolorati, non riescono ad accettarlo. Quel giorno doveva partire per andare a una festa a Firenze e poi a Palermo per un lavoro».

 
La mamma di Sara sta cercando di capire cosa sia successo negli ultimi giorni di vita della figlia. «Non so cosa sia cambiato, so che era molto addolorata per qualcosa che le era successo, forse una discussione con un amico o un'amica. Lei odiava la falsità e l'ipocrisia, soffriva parecchio quando subiva uno sgarbo. Mi diceva sempre, anche scherzando: "Meglio dirsi le cose brutte in faccia che non dirsi nulla". Quel giorno deve essere successo qualcosa che l'aveva turbata molto» - spiega mamma Marina - «Io e il papà di Sara siamo divorziati da tempo, mia figlia era cresciuta a Treviso ma tornava qui solo per venire a trovarmi. Qui però non stava più bene, a Treviso forse ha trovato amicizie sbagliate. Aveva perso la voglia di studiare, non aveva finito il liceo e aveva preso il diploma alle canossiane come segretaria d’azienda. Treviso le stava stretta, diceva che era provinciale e bigotta, quindi aveva iniziato a viaggiare e lavorare in varie città, comprese Firenze e Roma: ha fatto la camerira, la barista, l'artista e la modella. Era molto creativa».
 
 
Sara, però, aveva anche un lato oscuro. «I suoi mostri», li chiama la mamma. Che poi aggiunge: «Aveva un animo troppo sensibile e per questo soffriva più degli altri. Per qualsiasi cosa, anche per il lavoro. Amava la perfezione. Da quattro anni era single, voleva concentrarsi sui propri sogni senza illudere nessuno. I suoi affetti erano gli amici e i due fratelli più grandi». Mamma marina parla anche della dipendenza dalla droga: «Era stata seguita inizialmente a Treviso, ma non si trovava bene e si sentiva poco compresa, giudicata per il fatto di fare la modella. Si sentiva considerata come una ragazza facile, ha vissuto momenti bui. A Roma si trovava meglio, ma non ha avuto il supporto necessario per sconfiggere i suoi mostri, le cose che l'attanagliavano. Ora il dolore è enorme, faccio fatica a parlarne».
 
 
Non è semplice, per Marina, trovare il coraggio di raccontare la scoperta della morte della figlia. «Non riesco nemmeno a parlare di quei momenti, ero a casa e l'ho trovata io» - spiega ancora la mamma di Sara Pegoraro - «Era speciale, ma era anche una ragazza come tante, con i suoi dolori e le sue fatiche. Le ragazze non dovrebbero andare via così».

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