Samantha, 30 anni, in stato vegetativo dopo un'operazione alla gamba. La famiglia: «Staccate la spina». I medici contrari

Mercoledì 26 Maggio 2021
Samantha, 30 anni, in stato vegetativo dopo un'operazione. La famiglia: «Staccate la spina». I medici contrari

Samantha D'Incà ha 30 anni, vive a Feltre (Belluno) e dal novembre scorso è in stato vegetativo all'ospedale San Martino dopo un'operazione ad una gamba. La sua famiglia ha chiesto di staccare la spina, sostenendo che questo fosse il desiderio della ragazza, ma i medici sono contrari e il caso sta per approdare in tribunale.

 

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La famiglia di Samantha D'Incà sostiene che la 30enne, anche se solo in forma orale, aveva dichiarato più volte di non voler subire alcun accanimento terapeutico. Per questo è stato già intrapreso il percorso per il fine vita, ma c'è stata l'opposizione del Comitato etico dell'Ulss di Belluno. Una vicenda che ricorda molto il caso di Eluana Englaro e che sta per finire in tribunale.

 

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Manuel, il gemello di Samantha D'Incà, a Il Messaggero ha spiegato che la richiesta della famiglia corrisponde al desiderio della 30enne: «Samantha aveva due grandi passioni come la cucina e il mare, ma con lei parlavamo spesso anche della morte. Io le dicevo che eravamo troppo giovani per pensarci, ma lei era determinata. Mi diceva sempre che se le fosse successo qualcosa di irreversibile, non avrebbe voluto accanimento e a decidere doveva essere solo chi le stava vicino». Anche la mamma di Samantha lancia un appello: «Chiedo solo giustizia per mia figlia, voglio solo che finalmente possa trovare la pace. Per favore, staccate la spina».

 

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La vicenda di Samantha D'Incà ricorda molto quella di Eluana Englaro, ma con una differenza sostanziale: oggi è in vigore la legge 219/2017, che disciplina il fine vita. Il papà di Eluana, Beppino Englaro, ha commentato così il caso: «Senza disposizioni anticipate di trattamento, chiare e inequivocabili per una futura capacità di autodeterminarsi non se ne esce. Purtroppo servono disposizioni scritte, mi dispiace che Samantha non abbia fatto sua questa possibilità che prima non c'era. Bisogna essere consapevoli di quanto sia pericoloso chiamarsi fuori senza lasciare disposizioni anticipate di trattamento, in una situazione di incapacità di autodeterminarsi».

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